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Greta Thunberg ha deciso che dal prossimo anno non andrà più a scuola.

La giovanissima svedese, osannata in tutto il mondo per la sua attività a favore dell’ambiente, concluderà in questi giorni il ciclo unico di istruzione obbligatoria, che in Svezia comincia all’età di sette anni e si conclude a sedici, e non si iscriverà, come i suoi coetanei al triennio del liceo.

È stata una decisione difficile ma andava presa adesso”, ha affermato Greta. Infatti per portare avanti la sua missione dovrà aumentare il suo impegno e fare dei passi in avanti, in senso letterale.

Già nel prossimo settembre sarà negli Stati Uniti, a New York, dove parteciperà a un summit straordinario sul clima al Palazzo di vetro dell’ Onu, e poi in Cile tre mesi dopo, per la conferenza Cop25 a Santiago. Ma «dal momento che non prendo aerei», perché troppo inquinanti, «dovrò attraversare l’ Atlantico in un altro modo: non so ancora come – ha spiegato in un’ intervista al quotidiano svedese Dagens Nyheter – ma troverò una maniera».

Tali assenze, come è ovvio, non le permetterebbero più di organizzare un piano di studi personalizzato pari a quello concessogli dal suo istituto nel corso di quest’anno. I famosi Skolstrejk för klimatet , gli scioperi per il clima che per quarantuno venerdì consecutivi hanno tenuto Greta lontano da scuola, erano stati concordati con la dirigenza e gli insegnanti del suo istituto: pertanto chiamarli scioperi ci sembra un po’ azzardato.

Ma un anno intero rappresenterebbe un’ assenza troppo lunga per una studentessa a cui non basterebbe più un programma su misura.
Come era logico aspettarsi sulla decisione si è scatenato un dibattito a livello internazionale. E non poteva essere altrimenti visto che la Thumberg è stata inserita dalla rivista Time tra le cento persone più influenti al mondo, e che ormai viene invitata, accolta e riverita in ogni dove, Italia compresa.

Insomma: sembra proprio che nell’epoca in cui viviamo l’istruzione che si impartisce a scuola non serva più a niente. E ciò non vale soltanto per il tanto bistrattato – dai politici – sistema scolastico italiano; vale per il mondo intero. Sembrerebbe che, per avere successo, sia sufficiente possedere un telefonino con una congrua dotazione di giga: in tal caso si può diventare influencer o blogger o gestore di bit coin per fare soldi a palate senza avere alle spalle una solida cultura. Tanto i follower, quella cultura, mica ce l’hanno.

È sufficiente avere un’idea – balzana o meno, non importa – perché qualcuno, tra quelli che contano per davvero (e che magari hanno studiato, eccome se hanno studiato…), si accorga di te e ti usi per scopi non meglio identificati.

C’è ancora qualcuno convinto che, per riuscire nella vita, sia necessario dotarsi di una solida istruzione? Sarebbe interessante sapere che cosa ne pensano quelli del Gruppo Bilderberg.


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