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Hanno riscontrato un grande successo di pubblico le sculture e le installazioni esposte al Forte Leopoldo II, più semplicemente detto Fortino, a Forte dei Marmi, testimonianza degli ultimi dieci anni di produzione dello scultore di adozione versiliese Emanuele Giannelli.

Si tratta di opere realizzate con diversi materiali, di cui otto installazioni e due grandi sculture all’esterno di quasi cinque metri di altezza.

In esposizione anche una copia in marmo dell’opera intitolata “Polaroid“, dedicata al bacio quale emozione primaria dell’essere umano, che ha anche suscitato alcune polemiche.

Attraverso la sua scultura l’artista si è sempre proposto di narrare l’aspetto umano che riguarda il disagio, il pericolo ed il fascino dell’ autodistruzione.

Le opere in mostra propongono un linguaggio figurativo che l’artista libera, nel suo percorso, dai legami con i codici linguistici internazionali.

Nelle sue sculture, infatti, Giannelli persegue un vero e proprio codice genetico della costruzione scultorea, unito ad una forte creatività di base nel rappresentare l’uomo universale. La materia è resa attraverso citazioni concettuali ed atmosfere che traggono suggestioni anche dal mondo letterario.

Ne nasce un affascinante racconto sul destino di un’umanità silente ed al tempo stesso alienante, colto in istallazioni che spesso si configurano quali quinte di un teatro popolato di figure immobili o inquadrate in movimenti emozionali, oppure ferme nell’istante in cui l’artista ha deciso di fissare l’equilibrio nel messaggio che intende trasmettere allo spettatore.

Giannelli unisce ad una grande capacità di resa formale una notevole qualità tecnica ed una competenza nell’uso di materiali quali la resina, il bronzo con fusione a cera persa, partendo da bozzetti in creta.

All’esterno del Fortino hanno attratto l’attenzione del visitatore anche due sculture realizzate dall’artista, di quattro metri e mezzo di altezza, dal titolo “Korf 17“. Rappresentano i suoi uomini, la sua umanità in versione monumentale, con le braccia conserte e gli occhiali per una realtà virtuale, di cui ci fa partecipi quando ricerchiamo il loro sguardo che va verso l’alto e troviamo due laser e due schermi capaci di penetrare il cielo.

Sul bastione del Fortino, verso il mare, sono presenti tre figure maschili a grandezza naturale, che costituiscono la straordinaria installazione de “I sospesi“, rappresentante la liquidità quale metafora del dramma nel vuoto e della precarietà di un’esistenza nella società contemporea, dominata da tecnica e progresso.


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