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Chi ha avuto modo di ascoltare il discorso di Diego Fusaro senza assumere l’espressione dello Scrivente in foto, o non ha mai sentito parlare di filosofia, oppure non è mai stato partecipe degli antichi furori dialettici della vera politica scomparsa.

I contenuti esposti – a parte la descrizione centrata dell’opinione pubblica incatenata alla caverna dell’illusione, e al rischio della vita di colui che vuole portare i prigionieri dell’illusione verso la luce della verità – si sono dimostrati di una sonnolente noiosità.

Fusaro è la rappresentazione di quello che diceva un mio amico docente di Programmazione Neurolinguistica e di ipnosi eriksoniana: “Per coloro che sanno usare solo il martello, tutte le cose che spuntano sono chiodi”.

Non c’è ragionamento su una qualsivoglia questione, dalla filosofia platonica al transumanesimo cyborg, che non passi attraverso l’interpretazione di Marx e di Gramsci.

Ogni argomentazione è ingessata da un intellettualismo pedante, cadenzato da una modalità fastidiosa della serie “adesso ti spiego”, che a volte provoca un’irritazione che almeno ha il pregio di rallentare la sonnolenza.

Se uno si volesse dilettare alla conta di frasi e concetti scoprirebbe una ridondanza inutile di alcune espressioni, ripetute come un mantra, senza un accenno di spigliatezza, di coinvolgimento emotivo, di esuberanza passionale.

Qui non si mette in discussione la competenza intellettuale e culturale di Fusaro, ma quella di leader di un movimento politico sì.

L’errore clamoroso è di atteggiarsi a Socrate in un agone che ha bisogno di Leonida. Fusaro – che evidentemente non si è avvicinato né a Gustave Le Bon della Psicologia delle folle, né a Freud della Psicologia delle masse e analisi dell’Io – non comprende che la massa aspetta suggestioni che muovano l’inconscio, è mossa da parole evocative che scatenino la volontà, è disponibile ad attivarsi per simboli ed richiami trascendenti. Le lezioni si fanno all’università non su una tribuna politica.

Tanto per spiegarmi con una esemplificazione a Lui sicuramente più cara, Fusaro è Lenin, non ha la stoffa di Trockij. C’è chi studia e approfondisce programmi, e chi è portato a guidare gli assalti: entrambi carismatici, ma con funzioni opposte e sinergiche.

Una perplessità finale, però, la esprimo. Il Nostro, tempo addietro, aveva rifiutato di andare a CasaPound per non rovinarsi una carriera accademica, poi è stato cooptato dalla stessa come filosofo di punta, nella presentazione di Vox populi scivola fastidiosamente nell’equidistanza: non sarà, come diversi altri che non cito, che abbia annusato un’atmosfera favorevole per una sua personale pubblicità ed una narcisistica esibizione?

A pensar male si fa peccato, lo so, ma uno più o uno meno…


Reader's opinions
  1. Valter Ameglio   On   23 Settembre 2019 at 11:00

    La carriera accademica, la necessità e la voglia di vendere qualche copia in più del suo ultimo libro coniugata con il lancio dell’ennesimo movimento politico fanno programmare uscite , presenze e partecipazioni. Inevitabilmente il marketing sostituisce la passione . Umano , troppo umano tanto per non andare fuori tema

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