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Fotografare l’Italia non è difficile. È impossibile.

Parafrasando Mussolini a proposito dell’inutilità di governare gli italiani, Fulvio Roiter spiega quanto sia folle condensare “gli aspetti più significativi paesaggistici, storici o sociali”.

Eppure il grande fotografo veneziano, scomparso nell’aprile del 2016, ha fotografato l’Italia ed è riuscito a documentare in modo affascinante i paesaggi, la storia, gli aspetti sociali. Utilizzando soprattutto il bianco e nero, con esiti che nulla hanno da invidiare ai grandi della fotografia francese o americana.

L’unica invidia può riguardare solo l’incapacità della critica nazionale di valorizzare grandi fotografi italiani a causa di una esterofilia che sfocia nel servilismo.

Non a caso Roiter ottiene i suoi primi successi in Svizzera dopo aver collaborato con il circolo veneziano fotografico La Gondola che aveva avuto Paolo Monti tra i fondatori. Ed è un successo, quello ottenuto a Losanna, legato non alle foto scattate a Venezia, bensì in Sicilia. Ma è la Serenissima, inevitabilmente, che per tutta la vita rappresenterà una sfida quotidiana per l’occhio di Roiter e per un obiettivo che deve rendere l’immagine vista dal fotografo. Senza trucchi, senza infingimenti, senza aggiunte.

Ed altrettanto inevitabilmente è Venezia che gli rende omaggio con una splendida mostra ospitata ai Tre Oci, alla Giudecca. Già l’edificio, neogotico, meriterebbe una visita, a maggior ragione per ammirare, sino al 26 agosto, le 200 fotografie di Roiter ed un filmato nel quale l’autore racconta la sua vita e il suo rapporto con l’immagine.

Non ci sono soltanto foto di Venezia, della sua avventura in Sicilia o della passione per l’Umbria. Roiter, apprezzato nel mondo, spazia dalla vecchia Europa (Spagna, Portogallo, ma anche il Belgio dove troverà la compagna della sua vita) all’America Latina e in particolare il Brasile.

E si passa dal neorealismo del dopoguerra (il suo viaggio in Sicilia è del 1953) ad un sapiente utilizzo del colore. Dalla poetica dell’essenza agli omaggi alla natura. E poi ancora e sempre Venezia, in bianco nero e a colori, la sua gente e le architetture uniche, le maschere del carnevale ed i preti al Lido.
Per informazioni: info@treoci.org


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