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Firenze: città di arte e cultura, di turismo e di attrazioni, di tradizioni culinarie ed enogastronomiche, e finalmente, da questa estate 2018, anche città di musica rock.

Tra le vie del Sommo poeta Dante Alighieri e del genio Leonardo Da Vinci, tra un giro al Ponte Vecchio e un altro in Piazza della Signoria, tra un panino con il lampredotto e uno con la sbriciolona, tra una fiorentina e un bicchiere di Chianti, dal 14 al 17 giugno, si è tenuto quello che si preannuncia essere, da questo ai prossimi anni, l’evento più rock d’Italia: il Firenze Rocks.

Un’organizzazione impeccabile quella che si trova alla Visarno Arena, a pochi minuti a piedi dal centro storico del capoluogo toscano, un palco immenso e visibile anche da lontano, che lascia a bocca aperta appena superati i consueti controlli di sicurezza, ed una line up straordinaria, che vede come headliners Foo Fighters, Guns N’ Roses, Iron Maiden e Ozzy Osbourne, rendono questo festival imperdibile.

Ma andiamo con ordine:

Primo giorno, giovedì 14 giugno: i primi ad esibirsi saranno i Foo Fighters, c’è tantissima attesa per loro, soprattutto per chi, come me, ha visto annullare la data torinese del novembre 2015 a causa degli attentati parigini nei giorni antecedenti il loro concerto.

Alle 15.15 i primissimi ad esibirsi al Firenze Rocks 2018 sono i Mama’s Anthem, band italiana con una splendida voce femminile e con sonorità molto blues e soul, che tiene compagnia al pubblico fino all’arrivo di Frank Carter & the Rattlesnakes, che con la loro energia hardcore punk fanno saltare il pubblico, nonostante il caldo piuttosto intenso.
Frank Carter sa come far divertire, infatti in soli 50 minuti di concerto, il pubblico lo adora, perché si lancia tra la folla, si mette a fare le verticali sulle transenne e canta al centro del pit tra lo sguardo incredulo degli spettatori delle prime file.

I Wolf Alice e i The Kills, rispettivamente nelle voci femminile di Ellie Rowsell e Alison Mosshart, ci portano lungo il tramonto fino alle fatidiche ore 21.00, quando sul palco del Firenze Rocks sale Dave Grohl con i suoi compagni.

Finalmente abbiamo davanti ai nostri occhi i Foo Fighters, una delle band più osannate degli ultimi due decenni; la scenografia e la grafica sono estremamente povere, ma la band americana dal carattere un po’ grunge ed un po’ hard rock, non ha bisogno di nulla, se non degli strumenti musicali, per poter incantare il pubblico: “Run”, “All My Life”, “Learn to Fly”, “The Pretender” e “The Sky is a Neighborhood” aprono in maniera magistrale la scaletta dei Foo Fighters, mentre Dave Grohl si diverte a giocare con il pubblico e con il suo batterista Taylor Hawkins, che prima dei classici “My Hero”, “These Days” e “Walk”, si spara un assolo di batteria, da lasciare tutti a bocca aperta.

Arriva il momento cover: sulle note di “Imagine” di John Lennon, Dave Grohl canta “Jump” dei Van Halen, poi attacano con “Blitzkrieg Bop” dei Ramones e ancora “Under Pressure” dei Queen, con Dave Grohl alla batteria e Taylor Hawkins alla voce.

Mentre viene presentata la band, sale sul palco Duff McKagan al basso e in un istante parte “It’s so Easy” dei Guns N’Roses, con la presenza di Axl Rose e Slash.

Per molti è un sogno ad occhi aperti: Foo Fighters e Guns N’Roses insieme sullo stesso palco.

Salutati i Guns, che ritroveremo domani sera, si arriva verso la fine del concerto con altri classici come “Monkey Wrench”, “Breakout” e “Best of You”.

I Foo abbandonano il palco, ma ormai non ci casca più nessuno, infatti negli schermi appare Dave Grohl con sua figlia da dietro le quinte, che “battibeccano” su quanti brani bis fare; vince la figlia che vuole ascoltare ancora tre brani: e così sia!

I Foo Fighters salgono nuovamente sul palco per “Time Like These”, “This is a Call” ed “Everlong”. Li vediamo sparire dietro le quinte, ma sappiamo che questo non è un addio, ma solo un arrivederci.

Secondo giorno, venerdì 15 giugno: ad un anno di distanza dallo straordinario #GnRday tenutosi all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola e con ancora nelle orecchie e negli occhi increduli il duetto Foo FightersGuns N’ Roses, arrivamo al venerdì che vedrà appunto esibirsi come headliner i Guns N’ Roses.

La giornata si apre con il punk al femminile dei The Pink Slips, e a seguire due band, a mio avviso molto interessanti, i Baroness e i Volbeat, un misto di alternative rock e hard rock che incuriosiscono molto i 65 mila presenti.

Stranamente per oggi i Guns N’ Roses sono attesi verso le ore 20.00. Molta gente è perplessa: possibile che per le 22.00 potrebbe già essere tutto concluso? Chissà…
Con quasi 15 minuti di ritardo, dopo 10 minuti abbondanti di grafica, ecco finalmente salire sul palco Axl Rose, Slash, Duff McKagan e compagni, che partono velocissimi con lo stesso brano suonato la sera precedente con i Foo Fighters, ovvero “It’s so Easy”, “Mr. Brownstone” e “Welcome to the Jungle”.

Dopo alcuni brani un po’ più recenti ci è chiaro l’intento dei Guns: faranno almeno 3 ore di concerto! Dopo “Live and Let Die” dei Wings di Paul McCartney, attaccano “Rocket Queen” e la “nuova” hit del momento “Shadow of Your Love”, brano scritto da Axl ai tempi degli Hollywood Rose, prima di formare i Guns. Ancora qualche classico come “You Could Be Mine” e “Civil War”, anticipano uno straordinario assolo di Slash che intona pure “Johnny Be Good” di Chuck Berry e il tema de “Il Padrino”, prima di lanciarsi nella cover strumentale di “Wish You Were Here” dei Pink Floyd.

Improvvisamente appare Axl al pianoforte, tutti sappiamo cosa significa: attacca con la parte finale di “Layla”, brano di Eric Clapton scritto all’epoca dei Derek & the Dominos, per poi arrivare alla mitica “November Rain”.

Purtroppo siamo quasi arrivati al termine: ancora “Black Hole Sun” dei Soundgarden in omaggio allo scomparso Chris Cornell e “Knockin’ on Heaven’s Door” di Bob Dylan ci portano verso la fine con “Nightrain”.

Fuochi d’artificio illuminano la Visarno Arena, ma nemmeno il tempo dell’ultimo botto che ecco tornare i Guns sul palco per la splendida ballata “Patience”. “Yesterdays” e il brano dei The Who, “The Seeker”, ci portano verso la tanto attesa e ultimissima “Paradise City”. Adesso i fuochi sono più numerosi e più intensi e annunciano veramente la fine di quasi 3 ore e mezza di spettacolo da parte dei Guns N’ Roses.

Terzo giorno, sabato 16 giugno: la terza giornata del Firenze Rocks prevede il passaggio della prima delle tre date italiane degli Iron Maiden; la band inglese con il “Legacy of the Beast Tour” è pronta ad incantare la città toscana e tutti i fan accorsi dall’Italia intera.

Sarà una giornata all’insegna del metal e di tutte le sue sfaccettature, che parte alle 16.30 con il concerto degli Shinedown, che si chiuderà dopo 45 minuti con la loro famosa ultima hit, “Devil”, e proseguirà con il progetto solista di Jonathan Davis: il leader dei Korn si presenta sul palco con una band composta, oltre ai classici strumenti del rock, anche da un contrabbasso e da un violino.

L’attesa aumenta, e alle 19.15 salgono, sul palco della Visarno Arena, i tedeschi Helloween che con il loro progressive metal, ci portano fino al tramonto e all’arrivo della spettacolare scenografia degli Iron Maiden; se nei giorni precedenti avevamo visto una scenografia povera per i Foo Fighters ed una grafica spaziale per i Guns N’ Roses, oggi invece troviamo un palco studiato appositamente per la band inglese senza praticamente nulla a livello grafico digitale.

Ecco finalmente Bruce Dickinson e compagni aprire il concerto con “Aces High”, “Where Eagles Dare” (eseguita per la prima volta dopo 15 anni) e “2 Minutes to Midnight”. Prima di continuare con “The Clansman”, Bruce Dickinson dichiara che stiamo per iniziare un viaggio attraverso la religione e la libertà: sembra quasi di assistere ad un “concept live”, ovvero un concerto con una tematica principale ed un filone logico che ci porterà fino alla fine di questo viaggio. “The Trooper” introduce l’arrivo della mascotte Eddie, alta tre metri, che battaglia contro Bruce, che a fine duello alza la bandiera tricolore tra il boato del pubblico. Teatralità, costumi e storie fantasy sono gli ingredienti principali degli Iron Maiden che sfoderano brani classici come “Flight of Icarus”, “Fear of the Dark” e “The Number of the Beast”, prima di giungere verso la conclusione tra le fiamme e le spettacolari scenografie. “Hallowed Be Thy Name” preannuncia il classico brano finale della band inglese, “Run To The Hills”. Se non avete avuto modo di vederli a Firenze, vi consiglio assolutamente di non perdervi la potenza e la teatralità degli Iron Maiden, il 9 luglio a Milano o il 17 luglio a Trieste.

Quarto giorno, domenica 17 giugno: la giornata di domenica del Firenze Rocks si preannuncia veramente scoppiettante: i più attesi delle giornata sono i Judas Priest, gli Avenged Sevenfold e il Principe delle Tenebre, Ozzy Osbourne.

Ad aprire le danze alle ore 15.00 sono gli Amphitrium, band metal italiana, molto ben accolti dal pubblico presente, e a seguire giunge sul palco Mark Tremonti: l’ex chitarrista di Alter Bridge e Creed, presenta a Firenze il suo nuovo progetto solista marchiato heavy metal.

Alle 17.30 arrivano i tanto attesi Judas Priest che in un’ora di concerto ci fanno tornare al metal degli anni 80 con brani come “You’ve Got Another Thing Comin‘” e “Turbo Lover”. Rob Halford sembra statuario e abbandona il palco tra gli applausi e le urla della gente; chissà se pure mentre gli viene chiesto a gran voce il bis, sia rimasto così impassibile.

Purtroppo il bis del Judas Priest non arriverà e non abbiamo avuto il piacere di ascoltare veri inni metal come “Electric Eye” e “Breaking The Law”.

Alle 19.15 salgono sul palco gli Avenged Sevenfold, piuttosto criticati dal pubblico “anziano”, che avrebbe preferito una band più classica ad aprire il concerto di Madman Ozzy Osbourne. Ma i californiani A7X fanno divertire molto, non solo il pubblico più giovane, con il loro alternative metal e le loro fiammate: immancabile il ricordo al loro compianto batterista The Rev con il brano “So Far Away”.

Calano le tenebre sulla Visarno Arena, questo significa solo una cosa: il Principe delle Tenebre sta arrivando. Mancano pochi mesi ai suoi 70 anni, e lo spettacolo inizia con le immagini di Ozzy da bambino, poi da ragazzo, poi all’epoca dei Black Sabbath, e ancora immagini degli anni 80/90 fino alle immagini più recenti che danno definitivamente il via al concerto di The Madman Ozzy Osbourne. Si parte a cannone con “Bark at the Moon” e “Mr. Crowley” mentre i nostri occhi viaggiano da Ozzy a Zakk Wylde (impossibile non notarlo con il Kilt) e ancora verso il batterista Tommy Clufetos. Il Padrino dell’heavy metal incita la folla che risponde intonando cori da stadio con il suo nome. Non mancano brani dei Black Sabbath in questo spettacolo fatto di laser e luci psichiedeliche: “Fairies Wear Boots” e “War Pigs” sono inni per la generazione anni 70, tra i quali vengono suonati i brani degli album solisti di Ozzy, come ad esempio “No More Tears”.

Ma proprio sul finale di “War Pigs”, The Oz abbandona il palco e inizio lo show nello show: Zakk Wylde si impossessa della scena, scende tra la folla e inizia un assolo da lasciare tutti senza fiato, suonando la chitarra dietro la testa e con i denti, correndo a destra e sinistra lungo il pit, tra l’entusiasmo dei fan. Quando torna sul palco sono passati almeno 20 minuti, quindi tocca al Mr. Clufetos prendersi la scena con una decina di minuti di assolo di batteria da far quasi invidia ai più grandi batteristi rock del passato.

Il ritorno sul palco di Ozzy prevende ancora tre grandi classici come “I Don’t Want To Change The World”, “Shot In The Dark” e “Crazy Train” e ovviamente i classici brani bis. La ballata “Mama, I’m Coming Home” è l’ultimo brano di Ozzy da solista che ascolteremo stasera, perchè sta per succedere il finimondo: come per i concerti con i Black Sabbath, la chiusura è lasciata alla mitica “Paranoid”, brano del 1970, ma quasi 50 anni dopo sa ancora trascinare la folla tra urla e salti di gioia.

The Madman saluta tutti e abbandona il palco dopo poco più di un’ora e mezza di concerto: forse le energie stanno esaurendo per Ozzy, ma noi siamo disposti a perdonargli tutto perchè ha, ancora una volta, insegnato a tutti, cosa significa essere rock!
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