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In principio furono i Re medievali, poi toccò ad Al Capone e agli altri gangster, poi ai mafiosi italo americani. Ogni decade ha i suoi personaggi di riferimento e la “star” delle produzioni cinematografiche e televisive degli ultimi anni è sicuramente Pablo Escobar.

Barry Seals, Escobar e Narcos sono solo alcune delle pellicole che vedono come protagonista o come personaggio centrale il celeberrimo narcotrafficante colombiano.

Ultimo lavoro di questo filone è “Escobar – Il fascino del male”, uscito nelle sale il 19 aprile, diretto da Fernando León de Aranoa e ispirato dal libro di Virginia Vallejo, Amando Pablo, odiando Escobar.

Il film racconta l’ascesa e il declino di Pablo, le riunioni dei cartelli per spartirsi l’esportazione della coca, la ricerca del rispetto dalle istituzioni e la lotta contro il trattato per l’estradizione.

Quest’ultima raggiunge il suo picco massimo quando Pablo viene eletto alla Camera dei Rappresentanti nel 1982. La storia viene spesso raccontata dagli occhi di Virginia, interpretata da Penelope Cruz, famosa anchorwoman colombiana, ed amante di Pablo, la quale vede improvvisamente finire il suo successo mediatico con la caduta di Pablo.

Negli anni della guerra tra i cartelli o degli assassini su commissione ordinati dallo stesso Escobar, Virginia vive sotto la costante minaccia di venire uccisa, senza però poter godere di protezione dal suo amante.

La scelta delle luci e dei colori infonde un senso di inquietudine allo spettatore, così come il meraviglioso Javier Barden, che calza alla perfezione questo ruolo, soprattutto nelle scene che trattano la caduta del “Re”, dove si percepisce l’agonia dell’uomo, ormai in trappola.

Un film che racconta quanto successo in Colombia, non regalando alcuna mania di aspirazione ad emulare Escobar.


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