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Sarà aperta sino al 20 gennaio 2019 la mostra La “natura delicata” di Enrico Reycend al Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto di Torino.

Con questa esposizione, a cura di Giuseppe Luigi Marini, che accompagnerà la stagione autunnale e parte di quella invernale, il museo voluto dall’antiquario Pietro Accorsi riconferma, dopo i successi estivi dell’evento dedicato alla figura internazionale di Cesare Ferro Milone, la sua vocazione alla riscoperta del ricco panorama della pittura piemontese tra Otto e primo Novecento.

Enrico Reycend, infatti, nacque a Torino nel 1855 da una famiglia di mercanti d’arte e librai originaria di Monestier de Briançon, nel Delfinato, ma presente nel capoluogo piemontese sin dagli ultimi decenni del Seicento, qui visse, per lo più nella casa di famiglia nel quartiere di Borgo Po, e a Torino morì nel 1928. Così le sue tele rappresentano prevalentemente scorci, soprattutto collinari, della sua città natale, ma viaggiarono molto.

Le ricerche effettuate per il catalogo della mostra (edizione AdArte) hanno messo in luce una vivace partecipazione dell’artista non solo alle annuali rassegne espositive della Promotrice torinese e del Circolo degli Artisti, comuni a molti suoi coetanei artisti piemontesi, ma anche ai principali eventi nazionali, da Brera a Venezia, da Napoli a Roma, e le numerose presenze sul fronte europeo, da Londra a Barcellona, e oltre oceano.

Il nome e i quadri di Reycend raggiunsero Saint Louis e San Francisco e persino Santiago del Cile e Buenos Aires. Ma lo stesso artista viaggiò, immancabilmente soggiornando, per ben tre volte, nella sulfurea Parigi fin de siécle. Qui trovò riscontri e conferme alla sua poetica pittorica che l’aveva portato, dopo un alunnato presso Antonio Fontanesi, da cui acquisì la vocazione per la pittura en plen air, e un perfezionamento nello studio milanese di Filippo Carcano, ad avvicinarsi autonomamente e con originalità a forme e modi degli impressionismi e del divisionismo, soprattutto nell’accezione di Sisley.

La luce, in tutte le sue possibili modulazioni, comanda l’opera di Reycend e si combina, come lui stesso dichiarava, con una natura “sempre delicata” nella quale – quando compare l’essere umano – si muovono, altrettanto “delicatamente”, figure femminili di ogni età in atmosfere serene e rarefatte.

Una natura, dunque, che riflette una impressione del vero, senza alcuna volontà di una fedeltà riproduttiva di tipo descrittivo.

Ma la mostra rivela anche tangenze nella produzione di Reycend con il variegato mondo simbolista, specialmente nelle splendide marine liguri, frutto del soggiorno genovese del 1885-1891, proposte nelle diverse fasi del giorno, dall’alba alla sera, così come nella restituzione degli scorci dei giardini torinesi.

Una molteplicità di suggestioni e temi che già più di un secolo fa accattivarono a Reycend i favori del pubblico contemporaneo, come denota la sua ampia produzione.

Meno facile fu l’accreditamento presso alcuni filoni della critica. Complici una serie di drammatiche vicende famigliari che lo portarono alla precoce perdita di otto dei suoi nove figli e a dover affrontare nell’ultima parte della sua vita difficoltà finanziarie, i precedenti successi dell’artista furono presto dimenticati, creando l’immagine, non del tutto veritiera, di un pittore dimenticato e sfortunato.

Su questa visione si inserirono le pagine di “riscoperta”, non prive di malizia, che gli dedicò, all’apice della fama, Roberto Longhi su “Paragone” nel 1952, poco dopo l’esposizione dedicata ai paesisti piemontesi allestita in occasione della Biennale di Venezia.

La mostra organizzata dal Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto, superando posizioni stereotipe, grazie ad una puntuale attività di ricerca, sia attraverso le carte che nella selezione delle circa settanta opere esposte per illustrare una cinquantina di anni di attività, restituisce la figura di Enrico Reycend nella sua effettiva dimensione all’interno del panorama artistico italiano ed europeo a cavallo tra Otto e Novecento.

Sempre vincente è stata la collaborazione con lo Studio Berman di Giuliana Godio, ma importanti prestiti, oltre che dal fronte privato, sono stati richiesti per questa mostra anche alla Galleria d’Arte Moderna di Torino. Il museo ha messo a disposizione proprio quelle opere che Longhi, che aveva conosciuto personalmente il pittore in età matura, donò alla GAM nello stesso 1952.

Ulteriori prestiti si devono al FAI, Fondo Ambiente Italiano, Collezione Enrico, Villa Flecchia, Magnano (Biella), e al Museo di Arte Contemporanea del Castello di Rivoli.

Molte le attività di divulgazione e approfondimento che accompagnano la mostra. Quattro sono gli appuntamenti con le “Conversazioni d’Arte”, conferenze e visite tematiche a cura dello storico d’arte Anna Cavanna.

La prima, domenica 14 ottobre, ore 10.30, riguarderà la formazione di Reycend, tra Fontanesi, Carcano e Delleani. Le successive, sempre di domenica e con il medesimo orario, sono previste nei mesi successivi.

La seconda, l’11 novembre, riguarderà il panorama artistico italiano intorno al 1880, tra macchiaioli e impressionismo.

La terza, il 2 dicembre, illustrerà i diversi tipi di paesaggio della pittura degli ultimi decenni dell’Ottocento nel Bel Paese: dalla campagna piemontese alle marine liguri, dalla perfieria urbana alle colline toscane.

L’ultimo incontro si terrà il 20 gennaio e verterà sulle figure di critici che “riscoprirono” l’opera di Reycend in occasione delle retrospettiva sui paesaggisti piemontesi organizzata alla Biennale di Venezia del 1952: Roberto Longhi e Michele Biancale.

La “natura delicata” di Enrico Reycend
Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto
via Po, 55 Torino
fino al 20 gennaio 2019
Orario: da martedì a venerdì, 10.00-13.00/ 14.00-18.00
sabato, domenica e festivi, 10.00 – 13.00; 14.00 – 19.00
Lunedì chiuso
Per informazioni: info@fondazioneaccorsi-ometto.it


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