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A cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, moltissimi giovani che oggi definiremmo identitari e che allora si dicevano di destra erano alla ricerca di riferimenti culturali nuovi che si distaccassero dal reducismo e dalle nostalgie fasciste dell’unico partito di destra che allora poteva rappresentare un punto di riferimento non effimero.

Questi giovani trovarono nel pensiero tradizionalista un riferimento di ampio respiro e nei libri di Julius Evola e del suo maestro René Guénon gli strumenti per entrare in un mondo che trascendeva la politica politicante e offriva una visione del mondo che poteva competere con il marxismo e il pensiero liberale allora dominanti.

Ma a fianco dei già citati Evola e Guénon, altri autori attiravano l’attenzione. Uno di questi è sicuramente il torinese Elémire Zolla, che sin dall’inizio degli anni Sessanta aveva scritto alcuni pamphlet di feroce critica al mondo moderno, cui fece seguito, nel 1971, un libro dal titolo emblematico, “Che cos’è la Tradizione”.

Come è facile immaginare, molti intellettuali che si riconoscevano nell’area tradizionalista si precipitarono a cercare di inglobare Zolla nel canone degli autori non conformisti e, di conseguenza, assimilabili alla destra politica. Zolla, che pure non conformista lo era sempre stato, rifiutò sempre tale collocazione, ma non poté evitare che le sue opere fossero lette e i suoi corsi universitari fossero seguiti più dagli studenti di destra che non da quelli di centro o di sinistra.

Recentemente la casa editrice Marsilio di Venezia ha deciso di ripubblicare l’opera omnia di Zolla. Per il momento sono usciti i primi sette volumi, il primo dei quali comprende proprio i tre saggi – “Eclissi dell’intellettuale” (1959), “Volgarità e dolore” (1962), “Storia del fantasticare” (1964) – allora editi da Bompiani, che rappresentavano una fiera requisitoria contro le ideologie progressiste.

Si tratta di opere ancora attualissime e degne di essere lette e rilette, specie in questi tempi caratterizzati dal crollo di tutte le ideologie.

Di tutte le ideologie, certo, ma non dei valori tradizionali che, per definizione, sono eterni.


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