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Uno dei segni evidenti dell’appropinquarsi della primavera, insieme alla natura che si risveglia e agli alluci colorati che rispuntano dagli infradito di ragazze più o meno giovani, è, per gli insegnanti, l’arrivo nelle scuole dei rappresentanti dei libri di testo

Si possono vedere negli angoli delle sale riunioni mentre cercano di nascondere l’aria arcigna dietro affabili quanto improbabili sorrisi. Brandiscono tabulati sui quali sono scrupolosamente annotati i nomi dei docenti, le classi in cui lavorano e i libri in adozione.

Se sono esperti e navigati sfruttano il poco tempo che hanno a disposizione nei cambi d’ora per un saluto e domande generiche; tanto più che spesso sono spaventati all’idea che il volume che sono riusciti a far adottare negli anni precedenti venga sostituito. Se sono più giovani e, soprattutto, se non sono ancora riusciti a piazzare un loro libro in quella scuola, cercano di individuare il prof più avanti negli anni, quello che a loro modo di vedere è l’opinion leader in fatto di esperienza didattica, e, una volta individuatolo, cominciano a cantargli le lodi del manuale che hanno in catalogo. Usano paroloni che spesso l’anziano docente fa fatica a comprendere. Garantiscono che il loro prodotto è proprio quello che si può adattare al meglio presso l’utenza di quella scuola, che il linguaggio è semplice, l’approccio rigoroso, che le prove INVALSI…

Il vecchio docente, il più delle volte, si guarda intorno spaesato, dice che ha fretta, che ha la “classe scoperta”, e poi, se ha fortuna, riesce a dirottare il rappresentante sul collega più giovane. E questi spesso si sente investito di una responsabilità nuova, cosicché lo si vedrà, nei giorni successivi, aggirarsi tra l’entrata e i corridoi della scuola carico dei volumi che avrà trovato in sala insegnanti elegantemente avviluppati in carta da pacchi sulla quale campeggiava il loro nome a caratteri di scatola. Un fatto che li riempie di legittimo orgoglio! E li ha pure consultati, quei volumi, e magari ne ha persino trovato uno che, secondo lui, potrebbe essere migliore di quello in adozione.
Così si rivolge al decano della sua materia per comunicargli l’entusiasmo della scoperta. Salvo poi sentirsi dire, nella maggior parte dei casi, frasi del tipo: “Sì, lo conosco. Ma per quest’anno forse è meglio se teniamo ancora quello che abbiamo”.


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