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A chi non è mai successo di vedere la propria vita interrotta da un contrattempo. Tutto sembra filare liscio, tra alti e bassi, e poi, all’improvviso, veniamo a sapere che abbiamo saltato una rata del mutuo, che ci siamo scordati di pagare una bolletta, che la patente o la carta di identità sono scadute senza che ce ne siamo accorti.

E allora ci prende un senso di inadeguatezza, ci sentiamo dei piccoli fuorilegge e facciamo di tutto per rimediare, per far ritornare la nostra vita in equilibrio.

L’ultimo romanzo di Andrea Vitali “Documenti, prego” (Einaudi Stile Libero, 2019, €13,00) parte proprio da qui. Tuttavia l’autore lariano va oltre e immagina che la constatazione da parte di un funzionario di un documento scaduto, possa far precipitare il protagonista in un incubo senza uscita.

Insolitamente l’autore si allontana dalle consuete rive del Lago di Como e dai personaggi tipici di ogni provincia da cui partivano le vicende narrate nei suoi precedenti romanzi, tutti di grande successo.

In questo suo ultimo lavoro la storia si dipana tra una metropoli e le autostrade che solcano la campagna circostante. Tutto sembra consueto, persino banale: la famiglia, il lavoro i colleghi. Ma basta un fatto apparentemente di poca importanza perché il personaggio principale si trovi precipitato in un incubo nel quale non si distingue più il sogno dalla realtà.

Si potrà dire che il racconto richiama Il Processo di Kafka e ricorda quello straordinario film di Nanni Loy del 1971 che si intitolava “Detenuto in attesa di giudizio”. Ma se si vuole si potrebbero persino tirare in ballo certe atmosfere alla Alfred Hitchcock.

Ma Vitali, da quell’abilissimo artigiano del narrare che è, riesce a smarcarsi da questi e da altri paragoni rendendoli inutili ed inopportuni.

La vicenda narrata scorre via veloce e stringe il lettore in un gioco di specchi nel quale non facciamo alcuna fatica a sentirci coinvolti. Perché, in fin dei conti, la vita di ciascuno di noi, anche quando sembra filare liscia e regolare, rischia di essere sconvolta da fatti inaspettati, da contrattempi in cui è difficile districarsi, da vicende delle quali non ci sentiamo responsabili e che ci fanno dire: “Perché proprio a me?”

È forse per questo motivo che la vicenda del protagonista senza nome di “Documenti, prego” ci coinvolge pur nella sua assurdità. Ed è per questo motivo che il libro si legge tutto d’un fiato finché non si arriva all’ultima pagina.


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