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Rocco Schiavone, il vicequestore creato da Antonio Manzini, è tornato su Rai 2 preceduto da pochi giorni da “Fate il vostro gioco”, ultimo giallo dell’autore sullo sbirro che indaga in Valle d’Aosta.

Una storia legata alla crisi del Casino di St.Vincent, crisi che nella realtà sta portando la giunta regionale verso il disastro istituzionale. Senza dimenticare che sulle infiltrazioni mafiose nella Vallée indaga ormai anche la procura di Milano.

Come aveva dichiarato lo stesso Manzini, in Valle la realtà supera spesso la fantasia.

Quanto al romanzo, “Fate il vostro gioco” (Sellerio, 15 euro per 390 pagine) è come sempre ben scritto, coinvolgente.

La storia, però, è estremamente confusa e porta inevitabilmente ad un seguito in un prossimo libro. In compenso, fatto piuttosto insolito per Manzini, il lettore è portato a scoprire molto presto il nome dell’assassino, per una serie di indizi che lasciano spazio a pochi dubbi mentre, al contrario, Rocco Schiavone impiegherà quasi tutte le pagine per arrivare a scoprire l’autore di un omicidio.

Sicuramente il libro piacerà a quella parte dell’amministrazione regionale valdostana convinta, giustamente, che la Casa da gioco può e deve essere abbandonata al suo destino.

Manzini racconta benissimo il clima ormai dimesso, la gente triste che frequenta il Casino, le presenze sempre più scarse e con ridotte capacità di spesa. Senza dimenticare la criminalità coinvolta, ormai in disarmo per quanto riguarda i pesci piccoli.

Una condanna a morte di un vizio che non ha più nemmeno il fascino di vecchie contesse, di arricchiti con la fabbrichetta, di personaggi dello spettacolo. Un vizio che dilaga dal Casino sino ad Aosta, con improvvisate bische clandestine che coinvolgono, nel racconto, personaggi insospettabili.
Rocco Schiavone evidentemente sta invecchiando e si lascia andare a tenerezze che mancavano nei racconti precedenti.

I fantasmi del passato non solo non lo abbandonano ma si moltiplicano.

E anche se la conclusione è ampiamente scontata per chi ha letto con attenzione, al termine dell’ultimo capitolo ci si ritrova a sperare in una pubblicazione a breve del seguito.

Perché Manzini sa creare suspense anche quando non è legata all’assassino.


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