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Alle origini della civiltà classica vi sono gli eroi. Miti , culti, e soprattutto archetipi culturali. Perché una civiltà non può esistere senza eroi. Senza figure esemplari di riferimento. Checché ne pensasse Brecht.

Achille, Ulisse, Enea rappresentano le radici di tutto ciò che è venuto dopo, dalle tragedie di Eschilo sino alla Sistina affrescata da Michelangelo.

Poi è iniziata la nostra epoca. La nostra, caotica, modernità. E sono nati altri miti, sono emerse altre figure emblematiche. L’incubatrice fu il Barocco. La Spagna e la Francia del ‘600. Da quel rapporto culturalmente dialettico fra le due grandi potenze che si contendevano l’ Europa, sono venuti i personaggi simbolo della modernità. Gli eroi, e forse anche gli anti-eroi del nostro tempo. Don Chisciotte, Don Giovanni, il Diavolo in bottiglia.. Ed anche Cyrano di Bergerac. Che a differenza degli altri è francese sino al midollo. Anche perché in Francia ha origine, ed è figura storica reale.

Savinien Cyrano di Bergerac visse infatti nella Francia del primo ‘600, fu poeta e uomo di spada, soldato e letterato. Un eclettico che in certa misura, con i suoi mirabolanti viaggi sulla Luna ed il Sole, anticipo’ la narrativa di fantascienza. Un filosofo da salotto amico di Gassendi, un razionalista che praticava arti occulte ed alchimia. Un maestro della prosa barocca ed un appassionato libertino, come ci documenta il suo straordinario epistolario. Fu un temuto attaccabrighe ed un tremendo spadaccino, giungendo a battersi con lo stesso D’Artagnan, futuro generale e Maresciallo, destinato a divenire anch’egli mito letterario.

Cyrano non era diverso da tanti uomini di cultura suoi contemporanei. Uomo di spada, poeta e grade pittore era il nostro Salvator Rosa. E così Cartesio che sembra abbia elaborato il suo Metodo in una tenda da campo. Ma il sire di Bergerac ebbe lo strano ingegno di elaborare il proprio stesso mito. Il suo autentico capolavoro. Parigino della più bell’acqua, si reinventò guascone, prendendo il nome da una vecchia proprietà di famiglia, e militando nelle spavalde fila dei temuti e rissosi Cadetti di Guascogna della Guardia. Si coprì di gloria e fu ferito. Non morì, però, come certo avrebbe preferito, spada in pugno, ma per un banalissimo incidente. Il suo mito, però, non solo sopravvisse, ma ingigantiì. Perché incarnava molte contraddizioni della modernità.

Poi arrivò Rostand. Che non era un grande poeta, più che altro un poligrafo d’ingegno, un rappresetante della reazione tardo romantica agli eccessi di naturalismo e positivismo. E di Cyrano fece l’archetipo della figura dell’amante fedele e muto.

Il volto deturpato dal famigerato naso, a significare il contrasto tra anima ed apparenza. Il carattere orgoglioso e collerico, il senso dell’onore ed il coraggio. L’amore silenzioso per la bellissima Rossana, soprattutto, che si svela solo in punto di morte. Rostand, come dicevo, non fu grande poeta, ma espressioni come il celeberrimo “un bacio, cosa è mai un bacio…” o meglio ancora “perché io sono un’ombra e voi l’aurora” suscitano emozioni senza tempo.

L’altra sera, un po’ per gioco, un po’ per malinconia, ho postato su Fb alcune cose su Cyrano. La canzone di Modugno. Quella di Guccini. Il monologo teatrale. La risposta è stata immediata, e quasi esclusivamente femminile. Con l’eccezione di un vecchio amico. Che ha scritto di sentirsi da sempre vicino a quel malinconico guascone.

Ne ho dedotto un fatto. Alle donne, forse stanche di amanti frettolosi e distratti, di corteggiamenti mordi e fuggi, di relazioni superficiali, Cyrano piace. E piace per la sua capacità di esprimere emozioni in poesia. Per la sua spavalda timidezza, per la sua fedeltà e capacità di attendere quel famoso bacio sino in punto di morte. Piace perché è molto diverso da ciò che siamo noi uomini d’oggi incapaci, ormai, di cogliere la bellezza dell’amata e di provare innanzi a lei una perenne stupefazione.

Così, in fondo, molte vorrebbero per una volta sentirsi Rossana. Sentirsi lodata per i capelli di oro rosso e la pelle di perla. Sentirsi corteggirta e amata.


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