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L’estate è sempre stata un tempo dedicato alla lettura. Approfittando delle vacanze i lettori più o meno forti hanno, da sempre, rimandato a questo periodo la lettura di “quel libro” o di “quei libri” che da tempo si aveva voglia di leggere.

Ma la follia di questo 2020 e la pessima gestione che ne è stata fatta da chi ci governa ha frenato anche la pubblicazione delle novità editoriali e, con ogni probabilità, anche le stesse vacanze di milioni di italiani.

Per questo motivo si fa fatica a individuare qualche novità degna di nota tra le proposte delle case editrici che hanno rimandato le loro uscite durante il periodo della quarantena.
Tuttavia qualcosa di interessante e di non troppo impegnativo ha fatto capolino sugli scaffali, veri o virtuali, delle librerie.

Di “Come ordinare una biblioteca” di Roberto Calasso (Adelphi, 126 pp., €14) abbiamo già parlato in altra sede. L’agile libello del grande intellettuale ed editore fiorentino oltre a farci sentire profondamente ignoranti se ci confrontiamo con la sua gigantesca erudizione, offre anche una serie di gustosi aneddoti mescolati abilmente con spunti di riflessione che fanno bene alla mente e al cuore. Alla fine, com’era facile intuire, non sapremo come si ordina una biblioteca, ma ne sapremo sicuramente di più sul modo di pensare del lettore e del lettore più o meno compulsivo, sul suo “paesaggio mentale”, sui suoi tic e sulle sue manie/passioni, che in fondo sono anche le nostre.

Noi che ci sforziamo, giorno dopo giorno, di essere sempre “politicamente scorretti”, non potremo non amare l’ultimo libro di Giuseppe Culicchia “E finsero felici e contenti. Dizionario delle nostre ipocrisie” (Feltrinelli, pp., 240, €16,50). Un vero e proprio dizionario o, per dirla alla Fausto Gianfranceschi, uno stupidario di tutti i luoghi comuni che sono entrati a far parte del lessico quotidiano. Messi tutte in fila e in ordine rigorosamente alfabetico fanno una certa impressione, ma il merito dell’autore è quello di mostrarcele con precisione chirurgica e impietosa. E chissà che non ne troveremo anche qualcuno che, malgrado i nostri sforzi, si sia infilato nel nostro modo di esprimerci o, quel che è peggio, di pensare.

Recentemente Andrea Marcigliano ha ricordato come James Ellroy non sia soltanto un ottimo scrittore di polizieschi ma soprattutto un grande scrittore. Vale pertanto la pena dunque di avventurarsi nella sua ultima uscita “Questa Tempesta” (Einaudi-Stile Libero, pp. 864, €24). Siamo ancora una volta a Los Angeles. Nel 1942 gli USA sono appena entrati in guerra. Ma l’America che di facciata lotta contro il razzismo della Germania Hitleriana è percorsa da un odio razziale pari se non superiore a quello tedesco. Un tema già affrontato in passato da Philip Roth in romanzi come “Complotto contro l’America” ed altri. Ma Ellroy unisce sapientemente l’analisi di questi fenomeni con una trama poliziesca di altissimo livello e tensione raccontata consueto stile nervoso e sincopato. Ha ragione Marcigliano: davvero un grande scrittore!
(continua)


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