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Franco Cardini è uno dei più importanti medievalisti italiani. Nato nel 1940, in gioventù aveva militato a destra, il che non gli aveva impedito di affermarsi in qualità di intellettuale e accademico di rara preparazione e autorevolezza.

Tuttavia, negli anni, si era progressivamente allontanato dalla militanza politica, anche per non dover fare continuamente i conti con l’intellighenzia di sinistra che poneva un rigido ostracismo nei confronti di tutti gli intellettuali non allineati al pensiero unico dominante.

Oggi, però, dall’alto dei suoi 78 anni, Cardini può permettersi il lusso di esprimere il suo punto di vista.

E lo fa con il libro Neofascismo e neoantifascismo, edito da La Vela, (pp. 245, euro 15), una raccolta di articoli che ricostruiscono un percorso, in cui l’autore fa emergere innanzitutto cosa ha rappresentato, per lui, il Fascismo:

Una volta ho detto a Vittoria Ronchey che, se i suoi figli erano stati un tempo dei marxisti immaginari, io ero stato, tra gli anni ’50 e gli anni ’60, un fascista immaginario. Il mio ‘fascismo’ era tutto lealtà, tutto altruismo, tutto dedizione ai poveri e agli oppressi: ero una specie di Balilla Vittorio che nel ’53 si era incontrato con la crisi di Trieste e aveva imparato che cos’erano le foibe e nel ’56 si era innamorato dell’Ungheria e della causa ungherese e aveva divorato “Peccatori” di Kormendi e “I sogni muoiono all’alba” di Montanelli.

Marco Tarchi, nella prefazione, mette in risalto come Cardini abbia mantenuto, nel corso di ogni sua ricerca, un atteggiamento basato su un fermo rifiuto di ogni dogmatismo.

Di qui la sua avversione sia alle forme caricaturali di neofascismo sia a quelle del neoantifascismo.

Il neoantifascismo, è divenuto ormai puro fonema, “illusione nominalistica” per mettere in mora la realtà – scrive Stenio Solinas nella postfazione – o meglio il “randello” con il quale il politicamente corretto bastona tutto ciò che non gli piace, dal populismo alle regole grammaticali”.

Si tratta dunque di un libro in cui l’autore riafferma la sua vocazione ad essere un intellettuale libero e non allineato:

Definirsi di destra o di sinistra – afferma – è poco interessante per definire una persona, anzi è – come diceva Drieu La Rochelle – un modo per confessare la propria imbecillità.

Pur rifuggendo dalle etichette di una cosa però è sicuro, del suo essere antiantifascista, soprattutto in un periodo in cui l’antifascismo viene presentato come dovere morale:

Ebbene – dice Cardini – agitar la morale con un palese scopo di convenienza politica è sul serio corruptio optimi pessima.

Allo stesso modo, Cardini si irrita per il dogmatismo anticomunista, per la sua avversione innata ad ogni “pulizia” e “polizia ideologica”.

E agli antifascisti dell’ultima ora riserva qualche lezione non priva di ironia.

La verità storica bisogna cercarla ovunque. Prendiamo Churchill – scrive Cardini – quello che ha salvato l’Europa dal “mostro nazista”. E’ lo stesso che fece carriera massacrando i boeri in Sudafrica, lo stesso che ha ideato con il generale Harris il moral bombing contro le popolazioni civili e le opere d’arte. Lo stesso che “decise durante la guerra di stornare sistematicamente verso la madrepatria i rifornimenti di cibo dal Bengala, che produceva derrate alimentari ma se le vedeva sistematicamente sottrarre. Nella carestia che ne seguì morirono circa 3 milioni di bengalesi: la metà delle vittime della Shoah. Nessuna Norimberga è mai stata convocata per punire quell’assassinio come meriterebbe…”.


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