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Braccio di Ferro compie novant’anni ma è vivo (e vegeto) e lotta insieme a noi.

Il personaggio Popeye the Sailor Man esordì nella striscia a fumetti statunitense Thimble Theatre il 17 gennaio del 1929, che solo in seguito, e proprio grazie al successo del personaggio, venne rinominata Popeye.

Da allora Braccio di Ferro, come venne chiamato qui da noi, è diventato uno dei più celebri personaggi a fumetti di tutti i tempi. E continua ad esserlo, malgrado rappresenti quanto di più politicamente scorretto si possa immaginare.

Fisicamente è decisamente sgraziato: guercio, ha una vita sorprendentemente bassa, la mascella storta, tanto che nel complesso non si può per niente definire attraente. È un accanito fumatore al punto da non levarsi mai di bocca l’immancabile pipa di granturco. Si esprime in modo sgrammaticato, ma soprattutto ha l’abitudine di risolvere ogni tipo di controversia a suon di pugni.

E ciò, in tempi di buonismo esasperato, può risultare fuori luogo.

Non è un caso che i suoi cortometraggi animati, che fin dal 1933 hanno fatto divertire intere generazioni di bambini e adulti, siano pressoché scomparsi dalla programmazione dei programmi televisivi per ragazzi.

Ed è un peccato, perché la sua violenza era comunque sempre indirizzata verso i soprusi dei più forti – incarnati dall’eterno antagonista Brutus – ed era tenuta sotto controllo per il fatto che si scatenava solo dopo aver mangiato una porzione di spinaci.

Prototipo dei supereroi banalizzati dalle attuali pellicole supertecnologiche, Popeye era fondamentalmente un tipo pacifico, sempre pronto, però, ad intervenire in difesa dei più deboli, ma in particolare dell’eterna fidanzata Olivia. Una donnina bruttina almeno quanto il suo boyfriend, tutto sommato una tremenda rompiscatole, ma che alla fine era sempre disposta a riappacificarsi con il suo uomo anche dopo le litigate più furibonde.

E per di più Braccio di Ferro, contrariamente a tutti gli eroi prodotti oltreoceano – super o meno che siano – non fa mai uso di armi, abituato com’è a usare soltanto i suoi muscoli. E ci stava simpatico anche perché la sua forza si scatenava solo a comando e solo dopo aver mangiato gli spinaci. Per il resto era un’autentica pasta d’uomo.

Insomma, un personaggio complesso pur nella sua semplicità, tanto che in Italia le sue strisce furono pubblicate per la prima volta da Elio Vittorini sulla serissima rivista Il Politecnico.

Il prototipo del compagno di strada che tutti vorremmo avere: forte con i malvagi ma tenero e simpatico con gli amici.


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