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Chi, meglio di un artista, può scrivere una biografia di un grande artista come Umberto Boccioni? Se poi a scrivere è Roberto Floreani, pittore e performer appassionato del Futurismo, la qualità del lavoro è garantita.

Così dopo il saggio “I Futuristi e la Grande Guerra”, finalista al Premio Acqui Storia del 2015, è ora la volta di “Umberto Boccioni Arte-Vita”, pubblicato da Biblioteca Electa (nessuna parentela con il gruppo Electomag-Electoradio, Ndr).

Sono 250 pagine (al curioso prezzo di 22,90 euro, scelta futuristica forse anche questa) che aprono un mondo ai troppi che del Futurismo sanno poco o nulla. Al massimo conoscono il nome di Marinetti letto sul Bignami, sempre che il Bignami esista ancora. Ma sull’avventura artistica dei futuristi è sceso, in Italia, l’oblio per motivi politici, per una censura culturale vergognosa contro una corrente artistica accusata di vicinanza al fascismo.

Eppure Boccioni il fascismo non lo ha neanche potuto conoscere, dal momento che è morto durante la Grande Guerra. Un conflitto a cui tutti i futuristi presero parte come volontari e dove molti di loro trovarono la morte.

E anche se l’Italia censura questi artisti, l’interesse mondiale non scema. Lo scorso autunno, a Lisbona, è stato organizzato dalla locale università un Congresso internazionale dedicato al Futurismo con oltre 80 relatori. Pochissimi gli italiani ed un unico artista: Floreani. Che ha illustrato il rilievo assoluto del ruolo di Boccioni all’interno del Futurismo, anche su Marinetti, con il potere decisionale sull’inclusione o l’esclusione degli altri artisti all’interno del movimento.

Ma Floreani, nell’ottimo saggio, approfondisce anche altri aspetti poco noti della vicenda umana ed artistica di Boccioni. Da artista illustra le influenze che Boccioni ha avuto sull’Arte Povera, su Lucio Fontana, su Andy Warhol, su Carmelo Bene, su Mario Schifano, sino alla Young British Artist di Charles Saatchi. Da storico racconta l’episodio, poco conosciuto ed ancora poco comprensibile, della distruzione a martellate di gran parte della produzione scultorea boccioniana che giaceva da tempo abbandonata. Da ricercatore approfondisce la realtà degli intellettuali negli Anni 10 e gli aspetti esoterici.

Un importante lavoro complessivo che, ammette Floreani, gli è anche servito nella sua ricerca pittorica “soprattutto nella saldatura, poco nota, tra Futurismo e Astrattismo del teosofo Franco Ciliberti, avvenuta sulla falsariga della spiritualità kandiskiana delle origini, una volta assimilati Dinamismo e la Compenetrazione boccioniane”.


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