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Abbiamo individuato Lino Banfi perché rappresenti l’Italia nella commissione italiana per l’Unesco. Abbiamo fatto Lino Banfi patrimonio dell’Unesco.

Ho letto la notizia, ho cercato conferma, ho tentato di capire.

La triste regola.

La politica italiana non è nuova ad un approccio hobbistico verso i Beni culturali. Ricordiamo tutti l’infelice frase ”con la cultura non si mangia”, che risulta comunque leggermente più digeribile del magna magna, ai danni del bene comune, perpetuato da un nutrito gruppo di furbetti.

Deturpazione paesaggistica, abusivismo e chi più ne ha più ne metta.

In generale, da parte degli esponenti politici di nuova generazione, la volontà di rottura con l’italico sistema malmostoso pare sincera, ma la buona volontà deve accompagnarsi alla competenza anche nel campo del Patrimonio storico artistico, perché di club dell’uncinetto, che fanno dei Beni Culturali hobby per signore annoiate, ne abbiamo più che a sufficienza.

Il simpatico attore Lino Banfi è stato “individuato” – termine che solleva qualche legittima domanda sulle modalità di individuazione – e quindi fa parte della Commissione italiana Unesco, che, in estrema sintesi, oltre ad avere il compito di attuare gli orientamenti strategici fissati dall’Assemblea generale Unesco, deve dare pareri e formulare raccomandazioni al governo italiano ed alle pubbliche amministrazioni in relazione all’elaborazione e alla valutazione dei programmi Unesco.

Certo, per eventuali future “individuazioni”, sarebbe bello si tenesse presente che esistono professionisti specializzati sulle varie tematiche dei Beni Culturali.

Chi conosce le leggi – che regolano la tutela dei Beni culturali – sa che il tema è complesso e richiede una specifica e approfondita preparazione.

Un apposito Codice, quello dei Beni Culturali appunto, è stato redatto per vigilare sul nostro Patrimonio storico, artistico, culturale e paesaggistico che, ricordiamolo, rappresenta un valore costituzionalmente rilevante, come si legge inequivocabilmente all’articolo 9 della costituzione.

Non di meno, chi lavora nel settore dei Beni culturali, sa che esiste una triste regola, quella della mancata applicazione delle leggi. Spesso la causa è semplice ignoranza, da parte di chi dovrebbe far rispettare le leggi, e conseguente intenzionale disattesa, da parte di chi dovrebbe attenervisi.

In questo quadro tipicamente italiano, a meno che il neo rappresentante Unesco non si sia già dedicato allo studio approfondito della legislazione dei Beni Culturali, è legittimo supporre che la nomina di Banfi non contribuirà a cambiare la succitata triste regola.


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