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Letture: “L’agente del caos” di Giancarlo De Cataldo, Einaudi, 19 euro

Un periodo storico ancora vicino e confuso, un personaggio misterioso e luciferino, una trama che intreccia politica, costume e atmosfere thriller. Sulla carta il nuovo romanzo di De Cataldo aveva tutte le carte in regola per diventare un noir con i fiocchi, ma purtroppo bastano pochi capitoli per capire che il progetto è fallito e che i bei tempi di “Romanzo criminale” sono lontani.

Raccontare la storia (vera) dell’agente americano al servizio della Cia (ma anche di se stesso), che fra il ’68 e i primi Anni Settanta diffonde la cultura dello sballo e nuove droghe sintetiche per indebolire i movimenti politici anti-sistema, era un’idea geniale.

Ma l’autore si perde ben presto nel déja vu (abbastanza banale l’espediente dello scrittore italiano contattato da un vecchio avvocato americano, che anni addietro conobbe l’agente Jay Dark) e in una ricostruzione molto interessante ma priva di pathos e di “mordente” narrativo.

L’intero romanzo è centrato sull’esperienza americana e inglese dell’agente Cia e sull’operazione Blue Moon, avviata dal servizi segreti alla fine degli Anni Sessanta, mentre è quasi completamente trascurata tutta la parte italiana della vicenda, che sarebbe stata molto più coinvolgente: per chi non lo sapesse, il vero agente Ronald Stark venne arrestato a Bologna nel 1975 con un carico di droga sintetica, in carcere entrò in contatto con esponenti delle Brigate rosse e venne poi rilasciato senza processo proprio per la sua appartenenza ai servizi segreti Usa.

Nel romanzo i personaggi sono piatti e spesso stereotipati, emerge poca psicologia e i colpi di scena sono scarsi. Più che un romanzo thriller mozzafiato (l’editore Einaudi lo presenta così: “Come in un classico di Conrad, la narrazione di Flint spalanca all’improvviso uno scenario internazionale stupefacente. Un’autentica camera delle meraviglie che attraversa trent’anni della storia occidentale, tra servizi deviati, ex nazisti, trafficanti, terroristi, poliziotti onesti e poliziotti corrotti, sesso, ideali e concerti rock. Originalissimo, avvincente, ricco di personaggi sopra le righe, L’agente del caos è un libro dove realtà e finzione si intrecciano senza sosta”) il volume sembra un lungo reportage giornalistico sugli anni della controcultura americana.

De Cataldo scrive sempre bene e il “mestiere” ogni tanto si fa largo, ma ciò nonostante “L’agente del caos” appare più che altro come un’occasione perduta.


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