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Finalmente è uscito “Anthem of the Peaceful Army”, il primo album dei Greta Van Fleet, forse l’album più atteso del 2018, forse uno degli album più attesi degli ultimi 20 anni.

Ma come mai tanta suspense attorno ad una band di ragazzi poco più che ventenni?

Andiamo con ordine.

I Greta Van Fleet sono una band americana del Michigan, formatasi nel 2012, composta dai fratelli Kiszka (i due più grandi sono i gemelli Joshua e Jacob, classe 1996, rispettivamente cantante e chitarrista, il fratello più piccolo è Samuel, il bassista della band) e dall’amico d’infanzia Daniel Wagner alla batteria.

La band è arrivata alle orecchie del mondo nella prima metà del 2017 con il singolo “Highway Tune”: cos’ha di tanto particolare questo brano?

La prima volta lo ascoltai casualmente in radio e rimasi sorpreso: possibile che i Led Zeppelin avessero tirato fuori qualche registrazione che non avevano mai pubblicato? Infatti non era possibile, ma quel sound me li ricordava molto e quella voce era molto, molto simile a quella di Robert Plant, il frontman della mitica band inglese degli anni 70.

Così iniziai a scoprire questa band di ragazzi, che avevano appena pubblicato il loro primo EP “Black Smoke Rising” con quattro tracce, tre delle quali diventeranno singoli: “Highway Tune”, “Safari Song” e “Flower Power”.

Poco dopo pubblicano il doppio EP “From the Fires”: nulla di più che il primo EP con l’aggiunta di altre quattro tracce, tra cui una cover di “A Change is Gonna Come” di Sam Cooke.

La somiglianza con i Led Zeppelin è sempre più evidente: molti li criticano considerandoli una cover band della mitica formazione inglese, privi di originalità; molti altri sono nostalgici e aspettavano con ansia il ritorno del rock ai nefasti splendori.

Così si crea sempre più “hype”, sempre più attesa, attorno ai Greta Van Fleet: a quasi un anno dalla pubblicazione del loro primo EP, arriva finalmente la notizia: la band pubblicherà il primo album ufficiale!

Così arriviamo al 19 ottobre, data di uscita di “Anthem of the Peaceful Army”, un titolo che è tutto un programma per gli hippie nostalgici e per tutti gli amanti del rock anni 70, ma siamo nel 2018 e per fortuna non bisogna aspettare di avere l’LP in formato fisico per poterlo ascoltare; così mi armo di cuffie e inizio a cercare l’album nel servizio di streaming a me più gradito.

Play.

Dopo un rumore che sembra la puntina che si poggia su un giradischi, lentamente arrivano le prime note del brano d’apertura “Age of Man”, poco dopo arriva la voce di Joshua Kiszka, che questa volta, almeno inizialmente, sembra la voce di una donna: la prima associazione mentale che viene spontanea fare, non è assolutamente con i Led Zeppelin, anzi, è un suono molto progressive, quasi simile agli Yes o ai Rush.

La chitarra di Jacob intona il riff del brano in un ritmo sempre più crescente, che sembra innalzare l’ascoltatore in volo verso il cielo; la voce di Joshua è molto graffiante, non raggiunge gli acuti che contraddistinguevano Robert Plant, ma nel complesso è un sound ben costruito, di certo non associabile ai Led Zeppelin.

I vocalizzi del frontman concludono il brano dopo 6 minuti che, devo ammetterlo, sorprendono non poco l’ascoltatore; la sorpresa continua con “The Cold Wind” che si apre con un riff molto southern rock, anche se il resto del brano, questa volta, effettivamente ricorda un po’ gli Zepp, sia nell’assolo di chitarra, sia nei colpi tondi della batteria, che nella voce di Joshua.

Il disco prosegue con “When the Curtain Falls“, brano già noto, in quanto estratto come singolo che anticipava l’album; anche in questo caso la voce di Joshua non è pulita come i primi brani degli EP, è una voce rotta e graffiata che, soprattutto nel ritornello, viene sempre prolungata e corretta dalla chitarra del fratello gemello Jacob, donando ai Greta Van Fleet la loro caratteristica unica ed inimitabile.

Watching Over” sembra uno di quei classici brani inseriti per fare da riempitivo ad un album, una ballata dannata che aumenta il ritmo per poi ritornare su sui passi durante l’assolo di chitarra; il ritmo della batteria scandisce le ultime battute sugli ormai consueti vocalizzi del cantante.

Un brano di pregevole fattura è “Lover, Leaver“, con un ritmo sincopato scandito dai colpi di batteria e da un riff facile da ricordare; una pecca è la parta cantanta del ritornello, a mio avviso troppo lento e prolungato in maniera quasi forzata, ma l’assolo di chitarra che lo segue ricorda i nefasti splendori degli anni 70, per non parlare del finale a ritmo forsennato che ci catapulta al brano successivo.

You’re The One” è una ballata romantica, come tante già scritte negli anni d’oro del rock, “The New Day” ha un bel giro di basso, ma trasuda dello spirito dei millenials, mentre “Mountain of the Sun” ha un ritmo molto classico, misto tra blues e southern; sono brani filler, non particolarmente degni di nota secondo me, ma necessari però per completare il quadro di “Anthem of the Peaceful Army” dimostrando che i Greta Van Fleet sono molto duttili dal punto di vista artistico.

La chitarra e la batteria, quasi a ritmo solenne, annunciano l’inizio di “Brave New World”; sulla voce di Joshua Kiszka si avvertono ritmi e sonorità folk e fiabeschi: un tocco di originalità per quelli che fino ad ora era stati definiti la cover band dei Led Zeppelin, non trovate?

Ma se ciò non bastasse a togliere il dubbio ai più scettici, ci pensa l’inno dell’album, “Anthem”, che si apre sulla chitarra acustica di Jacob, rendendo sin da subito il brano una di quelle canzoni da cantare tutti insieme attorno ad un falò: infatti proprio così si chiude il brano, con l’ultima strofa cantata da un coro prende il sopravvento sugli strumenti per poi spegnersi definitivamente.

Stop.

Una fine più che degna per il primo album della giovanissima band americana dei Greta Van Fleet: è vero, sicuramente la voce di Joshua è una scopiazzatura, talvolta mal riuscita, di Robert Plant, ma ha delle caratteristiche tutte sue, inoltre le parti strumentali non sono quasi mai riconducibili al 100% ai Led Zeppelin; eppure quante band, anche degli stessi anni 70 o 80, all’inizio prendevano ispirazione dai migliori? Ciò non significa che poi non abbiano trovato la loro strada.

Quindi non ci resta che aspettare che i giovanissimi fratelli Kiszka, e l’amico Daniel Wagner, trovino la giusta via per un successo duraturo: per quanto riguarda “Anthem of the Peaceful Army”, non vediamo l’ora di sentirlo suonato dal vivo il 24 febbraio 2019 all’Alcatraz di Milano, per la prima data italiana dei Greta Van Fleet.


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