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Mi sento un verme quando a notte inoltrata attraverso in macchina la città e vedo qualcuno che da solo aspetta l’autobus; vorrei che mi facesse un cenno: mi accosterei subito per aprirgli la portiera. La mia auto è molto appariscente, pare una scintillante limousine. Non parliamo poi di quando piove o si gela; anche a casa, da sotto le coperte, al riparo e al caldo, non riesco a dimenticarmi che qualcuno sta aspettando l’autobus; dannato il giorno che ho deciso di fare il tassista.

Si intitola “Altruista” il brevissimo capitolo che compare nella raccolta “Altre cose per la testa” pubblicata da Il Canneto editore (7 euro).

Sono 67 mini capitoli scritti da Marco Bonini, stimato professionista genovese con il tarlo della scrittura. “A me, m’ha rovinato la guerra”, declamava il grande Petrolini. Bonini, come una intera generazione di turistie di autoctoni valdostani, è stato rovinato dal Galion, la più nota discoteca della Vallée tra la fine degli anni 70 e per tutti gli anni 80.

I ragazzi di allora sono diventati imprenditori, manager, medici coscienziosi, presidenti regionali, artisti, seri operai, abili meccanici.

Ma gli effetti devastanti del Galion si sono fatti sentire. Tra chi ha divorziato durante il viaggio di nozze, chi si è schiantato provando gli sport più estremi, chi ha cambiato mogli o mariti e lavori ad ogni stagione.

Bonini, che è una persona seria sul lavoro e in famiglia, si è dedicato alla scrittura è in questo libricino ha fatto emergere tutta la dose di follia accumulata negli anni del Galion.

Mini racconti spiazzanti, che paiono indirizzare verso una conclusione ma che, nell’ultima riga, impongono un totale cambio di rotta e di prospettiva.
L’autore gioca con le parole con estrema abilità, ma le poche righe di ogni racconto – quasi tutte con sfumature che ricordano un noir – non si limitano a far sorridere per il colpo di scena finale, ma inducono anche ad una riflessione.

Magari non sempre agevole per chi non ha accumulato sufficienti dosi di pazzia, ma anche chi non dovesse arrivare all’intima comprensione sarà comunque deliziato dallo stile dei racconti. Che andrebbero, probabilmente, recitati in uno spettacolo di cabaret per rendere appieno lo spiazzamento.

Mai banale, Bonini. Perché proprio la brevità del testo rende estremamente difficile conciliare una trama che si dipana verso una conclusione che non è mai quella attesa.

Ed i combattenti e reduci del Galion troveranno persino un accenno ad una brutta piazza che però, per tutti loro, ha rappresentato qualcosa di importante da ricordare.


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