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I media hanno dato molto risalto al caso degli abusi sessuali di un professore del Liceo Massimo di Roma su una sua studentessa di quindici anni.

Suscita scandalo, soprattutto, che i fatti si riferiscano a una scuola superiore della “Roma bene”, quartiere EUR, frequentata dai rampolli delle “meijo famije” della Capitale. Giornali e TV hanno emanato la loro sentenza prima ancora che l’imputato confessasse, sulla base delle rivelazioni dei magistrati che si sono precipitati a rilasciare dichiarazioni di condanna senza appello.

Massimo De Angelis, il prof cinquantatreenne accusato degli abusi che ha comunque ammesso, è già stato sospeso dall’insegnamento e condotto in manette al carcere di Regina Coeli: la sua carriera, così come la sua vita, è ormai finita, nonostante alcuni genitori intervistati abbiano affermato si trattasse di un “ottimo insegnante”.

Non sono più gli anni settanta

quando il film La Prima Notte di Quiete di Valerio Zurlini commosse l’Italia e il mondo con una storia analoga. E il protagonista della vicenda romana non è neppure Alain Delon.
Oggi, dopo le denunce di molestie nel campo dello spettacolo, tutto è cambiato.
Persino il ministro della pubblica istruzione Fedeli (sì, proprio quella che non sapeva che il suo titolo di studio non era una laurea) ha voluto dire la sua sull’episodio prima ancora che i fatti fossero accertati, e ha invitato tutti i genitori a denunciare qualunque caso di violenza sia perpetrato nei confronti dei loro figli. Dimenticando però che se da domani il suo consiglio fosse seguito alla lettera, qualunque ragazzina si dimenticasse, per così dire, di studiare una lezione e fosse interrogata, avrebbe in mano una potente arma di ricatto nei confronti dell’insegnante (preferibilmente maschio) che si permettesse di darle un brutto voto: denunciarlo per molestie sessuali.
Non dimentichiamo che, non più tardi di qualche settimana fa, alcune maestre elementari sono state denunciate e sospese dal servizio per aver usato “violenza verbale” nei confronti dei loro scolari.

Avevano alzato la voce per farsi ascoltare dai pargoli loro assegnati? Via dalla scuola!

E rimangano in cattedra solo maestri e professori imbelli privati di qualsivoglia strumento per imporre la loro autorità alle scolaresche.

Stiano attenti, dunque, i colleghi di De Angelis e delle suddette maestre: anche una parola fuori posto o un sms audace, da oggi in poi, potrà provocare il loro licenziamento in tronco.
Con buona pace di coloro che credono ancora nella libertà di insegnamento.


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