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I capolavori dei grandi maestri possono dialogare con le opere della contemporaneità, ed anche molto bene.

È quanto accade in un’ affascinante mostra allestita a Villa Borghese a Roma, in cui le sculture di Pablo Picasso dialogano con quelle conservate nella Villa, appartenenti alla collezione voluta dal cardinale Scipione Borghese all’inizio del Seicento.

Questo parallelismo trae spunto dal viaggio in Italia che l’artista spagnolo ha compiuto e che lo ha portato a visitare il nostro Paese nel 1917.

Fu proprio durante questo viaggio, insieme a Jean Cocteau e Igor Stravinskij, che Picasso ebbe modo di confrontarsi per la prima volta con la scultura dell’antichità romana e con le pitture murali pompeiane, oltre che con le sculture del Bernini, di cui ritrovò le opere anche nella basilica vaticana di San Pietro. Sempre in Italia, a Firenze, Picasso ammiro’ i capolavori di Raffaello e si rese conto della grandezza di un genio come il Caravaggio.

Il primo confronto tra le due tipologie di opere ha luogo nel salone d’ingresso tra le sculture bronzee di Picasso, che raffigurano teste femminili e maschili, e l’arte romana, oltre ai busti di Giacomo della Porta.

La scultura picassiana presente nella sezione “Metamorfosi della materia“, intitolata “Donna con bambino” e risalente al 1912, dialoga con quella di Gian Lorenzo Bernini dal titolo “Apollo e Dafne“, risalente al 1622/25. La “lettrice” di Picasso ha la stessa posa della celeberrima Paolina Borghese del Canova.

L’attività scultorea fu da Picasso sempre affiancata a quella pittorica, da cui non può essere distinta secondo gerarchie tradizionali, come dimostrano le belle Teste di uomini barbuti in lamiera tagliata, la “Donna seduta“, figura in legno dipinto, affiancata in mostra al celeberrimo Spinario della Borgese, copia rinascimentale da originale ellenestico, ed i sei tableaux-reliefs realizzati in cartone ed ispirati a strumenti musicali, le note Chitarre, in cui il segno pittorico va intrecciandosi a bottoni, fermacapelli, corde e frammenti di tulle appartenuti alla prima moglie di Picasso, Olga.

Negli esemplari in mostra a Villa Borghese emerge una straordinaria vocazione sperimentale dell’artista, ottenuta anche grazie all’impiego di materiali innovativi, come nel caso dell’opera intitolata “Donna con arancia“, in cui egli fu capace di attraversare e superare la statuaria classica, creando un mondo di forme originalissime, eredità dell’antico e commistione di arte africana, erotismo ed autobiografia.

Sono anche presenti in mostra le figure ispirate ai molteplici amori della vita dell’artista, da Fernanda (cui sono intitolate due Teste del 1906 e 1909, oltre ad un profilo inciso su una pipa) a Jacqueline Roque, passando per Marie Therese e Dora Maar.

La “Testa di donna“, Fernanda, del 1909 rappresenta un’evoluzione sensibile nella scultura di Picasso ed un distacco sempre maggiore rispetto ai modelli precedenti verso gli sviluppi del cubismo analitico.

Picasso e la scultura“. A cura di Anna Coliva e Diana Picasso. Galleria Borghese di Roma. Piazzale Scipione Borghese.

Aperta fino al 3 febbraio prossimo.

Orari dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19.

Prenotazione obbligatoria allo 06.32810 o online sul sito www.galleriaborghese.beniculturali.it


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