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Marc Chagall e Gogol. Esiste un sottile fil rouge che unisce il pittore nato a Vitebsk, in Russia e vissuto a lungo a Parigi, e lo scrittore e drammaturgo ucraino, colto nel segno dalla mostra ospitata al Fortino di piazza Garibaldi, a Forte Dei Marmi, che ha riscosso un notevole successo di pubblico.

Il suo titolo è “Marc Chagall. Anime Morte“, comprendente 96 acqueforti realizzate dall’artista ad illustrazione del romanzo di Nicolai Vasil’evic Gogol.

Tra il 1923 ed il 1939 Chagall realizzò a Parigi, appunto, tre serie di acqueforti ispirate a “Le Anime morte” di Gogol, le Favole di Le Fontaine e la Bibbia, per l’editore francese Ambroise Vollard, gallerista di tutti i più grandi artisti di inizio Novecento.

In queste incisioni, oltre trecento, l’artista coglie l’universo fiabesco della sua terra natale lontana ed evoca i protagonisti di vicende umane esemplari. Tra il 1923 ed il ’27 furono incise da Chagall le 96 tavole de “Le Anime Morte“, stampate da Louis Fort nel ’27, sotto la direzione di Vollard.

Questo primo grande ciclo rappresenta uno dei più significativi monumenti dell’arte del Novecento, che costitui’ per Chagall il banco di prova per saldare e poi armonizzare le proprie radici storiche e culturali ebraico-russe al cosmopolitismo parigino. “Le Anime Morte” diventano, così, il tratto di unione tra la cultura originaria della sua infanzia e quella maturata pittoricamente a Parigi.

Con un processo di translitterazione non dissimile da quello compiuto da Brueghel, quando tradusse in figura i proverbi fiamminghi, Chagall compone in modo singolare i dipinti come una filigrana di immagini che si sovrappongono e si amalgamano.

Le Anime morte di Gogol forniscono uno straordinario spaccato della Russia familiare all’artista, rivelando la nullità dominante attraverso la descrizione dei viaggi di Cicikov, il misero e mediocre protagonista. La trasposizione grafica da parte di Chagall dei personaggi del romanzo di Gogol, che Papini definì “un poema con la forma di viaggio“, è determinata da una descrizione attenta, lucida e commossa della sua terra “senza folclore e senza sentimentalismo, ma piena di una viva realtà umana, che gli ispirava le immagini per la versione poetica“.

Visitando la mostra si può, così, perfettamente cogliere la vicinanza tra l’artista russo e lo scrittore ucraino; entrambi si servono della metafora e del fantastico nel tentativo di rilevare l’essenza della vita russa.
Gogol, nella sua opera, sembra respingere i limiti della realtà e si rivela capace di percepire i misteri dell’irrazionale, tramite un linguaggio razionale, come accade nell’opera di Chagall.

Qui è anche presente la mescolanza di sogno e realtà, unita all’umorismo ebraico che, alla logica razionale, preferisce l’istintivita’ e l’immediatezza.


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