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Esattamente cinquant’anni fa, l’8 maggio 1970, usciva nei negozi di tutto il mondo Let It Be, l’ultimo disco dei Beatles.

In realtà il gruppo si era sciolto già da tempo. Una fine che era stata ufficializzata da McCartney il 10 aprile precedente. E sono in molti a ritenere che in realtà l’ultimo loro lavoro discografico sia Abbey Road, che era uscito il 26 settembre dell’anno precedente.

Le registrazioni di Let It Be erano infatti tutte precedenti, ma erano finite in un armadio in quanto i Fab4 non erano convinti dei risultati ottenuti. Così i quattro si erano messi a lavorare sul disco nuovo lasciando da parte quelle registrazioni.

Furono poi Lennon e Ringo Star a convincere il loro produttore dell’epoca, Phil Spector, a mettere le mani su quei vecchi nastri per dar vita ad un nuovo Lp. E Spector – che oggi sta scontando in carcere una condanna a 19 anni per omicidio di secondo grado – lo fece a modo suo, inserendo arrangiamenti di un’orchestra di 35 elementi e di un coro di 14, a supporto delle basi incise in origine. Così quelle canzoni che volevano essere un ritorno al R&R delle origini si trasformarono in qualcosa di completamente diverso, tanto che McCartney nel 2003 le ripropose in una edizione Naked (nuda) rimasterizzando solo le tracce originali.

Per quanto fosse una operazione piuttosto raffazzonata, prova ne sia che all’epoca i critici furono molto severi, il disco contiene alcuni classici indimenticabili. Primo fra tutti la canzone che diede il titolo all’album e che ancora oggi è una delle più conosciute ed amate dal pubblico. Ma come dimenticare brani immortali quali “The Long and Winding Road”, “Across The Universe” – le due più taroccate da Spector – o “Get Back”?

Ma sempre quell’ 8 maggio di cinquant’anni fa usciva anche un documentario, diretto da Michael Lindsay Hogg, che raccontava le sedute di registrazione, compreso il leggendario concerto sul tetto del quartier generale della Apple Records di Savile Row a Londra. Il regista aveva a disposizione ben 55 ore di registrazioni che, proprio in questi giorni sono nelle mani di Peter Jackson, il regista premio Oscar per “Il Signore degli Anelli “, il quale sta lavorando a una nuova edizione di questo documentario. Un’autentica chicca per tutti i fan che, in oltre cinquant’anni, sono andati aumentando anziché diminuire. Basti pensare che i download delle canzoni dei Beatles si contano ancora oggi in centinaia di milioni. Segno che quei quattro ragazzotti di Liverpool hanno segnato e cambiato davvero la storia della musica, nonostante il loro sodalizio sia durato meno di otto anni.


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