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Il panorama? È “mozzafiato”. La giovane vittima? Era “solare” ed ovviamente era “il punto di riferimento degli amici”. La pioggia? Ha “letteralmente spezzato in due la città” ed era immancabilmente una “bomba d’acqua”. Dalla fantasia al potere siamo precipitati nel potere delle frasi fatte, dei luoghi comuni, delle ripetizioni di parole senza alcun rapporto con la realtà. In tv e nei giornali.

Che cosa significa che ha “letteralmente spezzato in due la città”? Si è aperta una voragine in centro? Sono crollati edifici che hanno impedito i collegamenti? Ed un panorama non può essere affascinante, non può essere meraviglioso, emozionante? Macché, solo mozzafiato. E sicuramente è più comodo descrivere come “solare” un giovane deceduto piuttosto di affaticarsi per scoprire com’era davvero, con i pregi che non possono ridursi ad un solo termine.

Un tempo, quando l’informazione prevedeva almeno un briciolo di professionalità, ai giovani giornalisti si ordinava di evitare le frasi fatte. Di fronte ad un “letteralmente” usato a sproposito (cioè quasi sempre), il foglio dattiloscritto finiva accartocciato nel cestino. E per un “mozzafiato” si dovevano subire gli insulti dell’intera redazione. Giustamente.

Ora il giornalismo ufficiale non riesce ad essere all’altezza di molte delle elucubrazioni che compaiono sui social. Non c’è tempo per insegnare, non c’è più voglia di insegnare. E quanto alla disponibilità ad imparare, è meglio lasciar perdere. La qualità è riservata a pochi. Qualcuno ironizza, a proposito delle minoranze linguistiche, chiedendosi se potrebbe ottenere un riconoscimento come minoranza anche lo sparuto gruppo di italofoni in grado di patroneggiare il congiuntivo. Una sfida alla Crusca, una sfida mozzafiato ovviamente.


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