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Tutti solidali con gli artisti bloccati dalle misure dei dittatorelli. Tutti? No. Soprattutto gli appassionati di musica hanno comprensibili difficoltà a solidarizzare con un settore che li ha appena truffati. Con l’appoggio del governo, ovviamente.

Perché cane non mangia cane ed il mondo dei concerti in Italia assomiglia molto ad un canile, non solo per gli exploit vocali dei cantanti.

Gli unici a rimetterci, insomma, sono i fans dei vari artisti: hanno pagato, e tanto, per un biglietto di un concerto del loro idolo ma, causa virus, lo spettacolo è stato annullato. Ed i soldi? Niente da fare. Grazie all’ineffabile compagno Franceschini (compagno dei promoter e degli organizzatori, ovviamente) si può sperare solo in un voucher, depurato dalle spese di prevendita, ovviamente. E senza nessuna garanzia che il voucher serva per il medesimo artista. Perché se nella data che verrà fissata il prossimo anno il povero acquirente sarà in ospedale, all’estero per lavoro, impegnato in una sessione di esami, peggio per lui. Oppure si ritroverà a dover ascoltare Gigi D’Alessio al posto di Elisa, la Mannoia al posto di Paul McCartney.

Perché i cantanti chiedono solidarietà ma non muovono un dito per tutelare il pubblico che paga per ascoltarli. Il rispetto non fa parte del bagaglio culturale dello star System italiano.


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