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È difficile dire quale sia oggi l’eredità di Julius Evola, che nasceva, 122 anni or sono, a Roma il 19 maggio del 1898.

Certo è che il suo pensiero, i suoi libri e i suoi saggi hanno influenzato fortemente un’intera generazione di intellettuali e politici che si sono riconosciuti nella Destra, a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso.

Un’influenza che ha prodotto effetti non sempre positivi.
Dal punto di vista intellettuale Evola ha sicuramente favorito lo studio e l’approfondimento del pensiero tradizionale e “tradizionalista”, nel solco di autori come Guénon, Eliade, Burckhart, Schuon e altri. Uno studio che non si è esaurito nelle accademie, ma che è germogliato e cresciuto nei circoli giovanili, nelle sezioni di partito e sui fogli piccoli e grandi che circolavano negli ambienti neofascisti della seconda parte del secolo scorso. Un modo di vedere le cose e la politica indipendente dalle intenzioni dell’autore che non volle mai essere un “maestro” ma che, suo malgrado, fu un punto di riferimento per tanti giovani che non si riconoscevano nel pensiero omologato e soffocante dell’intellighenzia di sinistra.

Ma per quanto riguarda l’impegno politico, molti ragazzi non conformisti presero spunto dalle sue opere per intraprendere strade che spesso conducevano al nulla, mal interpretando il concetto di “aristocrazia dello spirito”. Da una parte ci furono quelli che, invece di cercare di comprendere e di sperimentare i meccanismi della pratica amministrativa, delle leggi e dell’economia, si persero dietro fantasiose utopie: dall’alchimia alla magia, dall’elitismo all’etilismo, dalla New Age ai miti delle religioni orientali, tutti quanti chiusi in mille torri d’avorio, separate tra di loro, e incapaci di fare massa critica. L’unico tentativo di tradurre in azione politica il pensiero evoliano coincise con la segreteria del Movimento Sociale Italiano di Pino Rauti, che si tradusse in una totale catastrofe organizzativa ed elettorale.

Dall’altra, molti giovani che si sentivano “uomini tra le rovine” intenzionati a “cavalcare la tigre” in “rivolta contro il mondo moderno” intrapresero addirittura la via della lotta armata contro il “sistema” con gli esiti tragici che tutti ben conosciamo.

Va detto che queste conseguenze si ebbero senza che il pensatore romano ne avesse parte, almeno non diretta. Perché è pur vero che molti adolescenti di destra frequentavano il salotto della sua casa romana, ma è altrettanto vero che dopo la Seconda Guerra Mondiale Evola si ritirò di fatto dalla vita pubblica, come documenta la sua autobiografia dal titolo “Il Cammino del Cinabro”. Grande influenza ebbe però un libricino intitolato “Orientamenti”, uscito per la prima volta nel 1950 e più volte ristampato, nel quale l’autore cercava di proporre una visione del mondo alternativa. Una sorta di compendio alla sua opera principale, quella “Rivolta contro il mondo moderno” che, uscita per la prima volta nel 1934, continua ancor oggi ad essere ristampata a cura delle Edizioni Mediterranee. Un’opera che, comunque sia, vale la pena di essere letta e riletta, magari da quegli ex ragazzi che, a Destra, durante gli anni della contestazione e degli “opposti estremismi” sognavano di fare la rivoluzione.


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