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Il 18 aprile del 1904 nasceva a Meda, in Brianza, Giuseppe Terragni, universalmente riconosciuto come il principale esponente del Razionalismo Italiano, vale a dire la corrente architettonica sviluppatasi in Italia nella prima metà del secolo scorso in stretto collegamento con il Movimento Moderno internazionale, seguendo i principi del Funzionalismo.

Quella che in Italia viene banalmente considerata come “architettura fascista” era in realtà la risposta ad una tendenza ovunque diffusa che trovava le sue radici teoriche nella romanità del De Architectura di Vitruvio e nel Rinascimento con le teorie di Leon Battista Alberti. Allo stesso tempo rappresentava il desiderio dei giovani architetti di superare il periodo del Neogotico e dell’Art Nouveau che ormai avevano fatto il loro tempo.

Vero è che fu proprio il Fascismo a sposare le nuove tendenze artistiche e architettoniche di questo nuovo modo di costruire e a dar loro ampio spazio specie nell’edificazione di monumenti ed edifici pubblici. Lo dimostra una frase di Mussolini che in merito ebbe a dire: “Darò ordine a tutti gli enti e a tutti i ministeri perché si facciano costruzioni del nostro tempo. Non voglio vedere Case Balilla e Case del Fascio con architettura del tempo di De Pretis”.

Poco fu il tempo concesso a Terragni di esprimere la sua arte. Laureatosi a soli 22 anni, immediatamente dopo diede vita al “Gruppo dei 7” insieme a un pugno di giovani colleghi del calibro di Adalberto Libera e Carlo Enrico Rava, che tanto diedero allo sviluppo dell’architettura negli anni a venire. Nel 1933 fondò la rivista Quadrante, diretta da Massimo Bontempelli, che ben presto diventò la fucina dei giovani teorici delle nuove tendenze architettoniche italiane nonché uno spazio aperto a dibattiti letterari, artistici e musicali, con taglio internazionale e cosmopolita.

Arruolatosi nel 1941 partecipò alle campagna jugoslava e poi a quella di Russia, dalla quale tornò profondamente provato nel fisico. Moriva il 19 luglio del 1943, a soli 39 anni, a causa di una trombosi cerebrale.

Malgrado le non moltissime opere realizzate, ancora oggi Terragni è considerato un maestro. Lo dimostrano le numerose monografie dedicate alla sua figura che continuano ad essere pubblicate. Di conseguenza si discute ancora se la sua opera sia da considerarsi fascista oppure no.

Bruno Zevi ebbe a dire che il fascismo di Terragni fu solo immaginario. Il che sembra essere contraddetto dalle affermazioni dell’artista che, nell’articolo intitolato “Discorso ai comaschi”, pubblicato sulla rivista L’Ambrosiano il 1 marzo 1940, diceva testualmente:

La sistemazione di una città italiana equivale all’opera sapiente di un bravo chirurgo […]. Bisogna sentire l’orgoglio di una eredità gloriosa senza rinunciare a vivere di una vita propria. In arte bisogna creare (secondo l’insegnamento del Duce) “un patrimonio nuovo accanto all’antico” non sopra le rovine dell’antico.


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