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Volete sapere come andrà a finire la triste questione che riguarda l’ex ILVA di Taranto? O meglio: vi piacerebbe sapere come potrebbe andare a finire?

In tal caso potreste leggere l’ottimo romanzo di Angelo Mellone “Fino alla fine”, edito da Mondadori appena un paio di mesi fa.
Non si tratta di un instant book, come qualcuno potrebbe pensare, ma del sequel di “Nessuna croce manca”, uscito nel 2015 per Baldini+Castoldi.

Dindo, Claudio, Chiodo e Valeria detta “Gorgo”, già protagonisti delle vicende narrate nel primo romanzo, si ritrovano a distanza di parecchi anni dall’epoca che li vide protagonisti nella Taranto degli anni Ottanta.

Non sono più i tempi della comune militanza nei gruppi giovanili della destra politica, degli scontri di piazza e del tifo per la squadra locale nella curva nord dello stadio Iacovone. Le loro strade si sono divise e i loro destini li hanno portati a percorrere sentieri opposti, anche da un punto di vista politico. Claudio è viceministro, Dindo insegna all’Università, Gorgo, suo malgrado, ha messo su famiglia, e Chiodo è un ex tatuatore di successo. Ma tutti restano coinvolti nelle vicende che esplodono intorno all’acciaieria tarantina, schiacciata tra gli ambientalisti che la vorrebbero chiudere, gli operai e le loro famiglie che la considerano l’unica fonte di reddito e i soliti politici che non sanno che pesci pigliare.

L’epoca in cui si svolgono i fatti è un futuro molto prossimo, ben riassunto dalla frase che campeggia sulla quarta di copertina: “Questo libro è basato su fatti veri che non sono ancora accaduti”.
Tanto dovrebbe bastare per incuriosire il lettore alla ricerca di un racconto non banale. Come tutt’altro che banale è questo romanzo scritto con maestria e ricco di spunti di riflessione su questo nostro “innominabile attuale”.

D’altra parte Mellone, che a Taranto è nato nel 1973, e che affianca alla sua attività di capostruttura RAI quella di giornalista e autore di programmi radiofonici e televisivi, non è la prima volta che ci sorprende con libri di grande interesse. A partire da “Dì qualcosa di destra” pubblicato da Marsilio nel 2006, a due romanzi oltre a quelli già citati, nonché ad altri testi che hanno messo in evidenza l’abilità rara di unire insieme comunicabilità e profondità di pensiero. Un autore da scoprire o (me lo auguro per voi) da ri-scoprire.


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