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Con la fine dell’estate si appressa la riapertura delle scuole che, come ogni anno, porta con sé polemiche e disagi legati alla scarsità di organico, ai prezzi dei libri di testo e via elencando.

In particolare ha suscitato reazioni contrastanti un report di Tuttoscuola.com https://www.tuttoscuola.com/il-dibattito-sulla-crisi-e-sul-futuro-del-paese-la-grande-assente-e-la-scuola-eppure-ce-un-grande-opportunita/ , ripreso anche dal quotidiano La Stampa di martedì, nel quale si afferma che a fronte di un calo demografico di 1,3 milioni di studenti nei prossimi 10 anni e con un turnover di insegnati del 40% nello stesso periodo si potrebbe, a parità di spesa, letteralmente rivoluzionare il sistema scolastico italiano.

Bene! Potrebbe essere una buona idea, se a gestire questa “rivoluzione” fosse una classe politica in grado di mettere l’istruzione al primo posto nella propria agenda delle cose da fare. Ma così non è certo stato per gli ultimi governi, rei, il penultimo, di aver varato quel mostro giuridico/didattico che va sotto il nome di “buona scuola”, e l’ultimo per averlo puntualmente applicato senza apportarvi la minima correzione. E Dio solo sa quante sarebbero state necessarie.

Ma ciò che preoccupa è stata l’intervista, pubblicata dallo stesso quotidiano torinese, rilasciata dal prossimo ex preside Gianni Oliva, importante esponente del PD pedemontano, che già ebbe a occupare la poltrona di assessore alla Cultura nell’Assemblea regionale piemontese dal 2005 al 2010.

Sappiamo che Oliva è assai considerato nel suo partito in qualità di esperto di problemi scolastici (benché i suoi libri di carattere storico vengano pubblicati dalla berlusconiana Mondadori), pertanto non ci si dovrebbe stupire che, con la nascita del Governo rosso-giallo, il prossimo pensionato venga chiamato a ricoprire ruoli importanti.

Si manifestava la nostra preoccupazione, si diceva, in relazione ad alcune affermazioni che compaiono nell’intervista, quali: “Oggi continuiamo a proporre (un vecchio, n.d.r.) tipo di scuola a studenti che hanno la forma mentis del saper fare. Quando io compro un cellulare nuovo cerco le istruzioni, uno studente impara provando”.

L’idea del passaggio dal “sapere” al “saper fare” era già alla base della riforma del governo Renzi. Ma Oliva ha almeno il coraggio di esplicitarla con un esempio chiaro. Si tratta, in sostanza, della versione 2.0 del vecchio adagio “impara l’arte e mettila da parte”. Un inno ai “trafficoni” che vuol fare piazza pulita di secoli di insegnamento basato sulla trasmissione dei saperi.

Un altro esempio? Eccolo: “Lo studio della Storia dovrebbe iniziare dalla Rivoluzione Francese. Bisogna conoscere la storia contemporanea”. Insomma, dopo aver cancellato lo studio della Storia Antica, si vorrebbe passare alla “fase due”, abolendo lo studio del Medioevo, dell’Età Rinascimentale e di tutto quanto precede il 1789. E così non avremo soltanto studenti che, come certificato dall’INVALSI non capiscono quel che leggono alla fine della terza media, ma un popolo di ignoranti sulle proprie radici e sulle proprie origini.

Insomma una “massa da social” incapace di comprendere la propria identità.
E il passo successivo potrebbe essere la chiusura dei musei e l’abbattimento dei monumenti del passato, tanto che cosa vuoi che se ne faccia un popolo che non conosce la propria storia di vestigia che non riuscirà più a comprendere. In compenso, ai turisti che ancora si ostineranno a venire in Italia per visitare le nostre bellezze, potremo sempre far visitare qualche bel museo sulla Resistenza.


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