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E’ mezzanotte e sono già nel letto.
Chiudo gli occhi e ti penso come il mio pensiero più bello prima di addormentarmi.
Sei lontano, ma sei racchiuso nel mio cuore. E’ inevitabile per me.

Ti amo dal primo giorno in cui ti ho visto.
Ti amo a prescindere dalla lontananza, dall’impossibilità di condividere una vita.
Ti amo anche se non so perché e nemmeno so cosa sono per te.
Ti amo nonostante la mancanza, che dentro di me si trasforma in presenza costante.
Ti amo senza volere nulla da te che non sia ciò che hai pianificato nella tua vita.
Ti amo felice anche se questo amore è difficile e fa soffrire.

D’altronde forse non ama anche Dio in questo modo?

Il mio cellulare appoggiato sul cuscino comincia a squillare…
Vedo la tua foto lampeggiare e nonostante il tempo passato il mio cuore batte più della prima volta.
La tua voce mi penetra come lama infuocata.
Crea una intimità che è presenza.
Scende nel profondo come un liquido caldo, come lava ardente.
Non so spiegarlo, è insieme una sostanza fisica e spirituale.

Come il suono di un flauto magico capace di trasformare in pura gioia qualsiasi mio umore avverso e ogni stanchezza.
Capace di incarnare in un momento come in un replay i nostri rari incontri.

Vorrei che mi parlassi tutta la notte e stare ad ascoltarti in un eterno senza fine.
Ti sento vicino a me nel letto.
Mi sento racchiusa in un guscio dorato, sola con te.
Ripasso con la mente la stanza in cui sei, il tuo viso, il tuo corpo, ogni tuo movimento, il tuo profumo.

Fuori piove delicatamente e il rumore sui tetti fa da colonna sonora al mio incanto.
Solo noi in un amplesso irreale ma vero e tutto il mondo fuori.

Un istante.
Gorgoglio di cuori nell’orecchio.
Chi è che ti manda i cuori a mezzanotte?
Improvvisamente mi sento tremendamente stupida.
Ferita da quel rumore che spezza quel momento così nostro.
Quel rumore stonato che colpisce la mia timidezza nel parlare di cose che non so dire e che ti farei solo sentire col mio corpo.

Dopo quel rumore la tua voce non è più la stessa.
Il tuo saluto non ha più la dolcezza che conosco.
Tristezza.

Mi arrabbio col mio limite.
Che non posso permettermi.
Perché non sono io Dio?


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