fbpx


Il castello è un luogo ricorrente della nostra cultura. Immagine che ritorna con una pluralità di significati, sovente metaforici.

Ed è strettamente connesso a quello che possiamo, con iperbole, denominare lo spirito dell’Europa.

Deriva infatti dai campi fortificati romani, i famosi Castra, a pianta quadrata con torri di guardia sui quattro lati. E spesso i Castelli medioevali – nell’immaginario comune i Castelli per eccellenza – sono sorti proprio sull’impianto di ben più antichi campi romani.

Il castello è, dunque, la creazione dello spirito europeo che si viene forgiando nel primo medioevo dall’ incontro tra civiltà romana e barbari germanici, non senza sottili inneschi della vicina cultura araba.

Ed è divenuto nel tempo un simbolo e un luogo dell’anima. Cominciò in Provenza. Con le Corti d’amore e i Trovatori, prima che la Crociata contro gli Albigesi, vero genocidio culturale, vi ponesse termine. I contemporanei Troviers francesi riambientarono nei castelli antiche narrazioni tratte dai gallesi Mabinogion. E fu il mito di Artù e della Tavola Rotonda. Uno dei pilastri della civiltà europea.

In un castello, nel Limbo, su un verde prato, Dante vede raccolti tutti i Grandi Spiriti dall’antichità. Allegoria della mente e della memoria di una tradizione.

Nei castelli nasce la lirica d’amore e, sempre nei castelli, i narratori gotici del romanticismo ambientano cupe storie di sangue e di torbide passioni. Dal Castello di Otranto di Walpole, a quello di un’immaginaria Transilvania da cui prende le mosse il Dracula di Stoker.

Ambientazione privilegiata delle storie di detective, il Castello, sullo sfondo di una nebbiosa brughiera, vede l’ingegno di Sherlock Holmes dipanare l’intricato mistero del mastino dei Baskerville.

E Céline. Solo e maledetto, volle intitolare “Da un castello all’altro” il primo volume della sua Trilogia del Nord, funambolica e sincopata narrazione degli ultimi mesi della seconda Guerra Mondiale. Che è, al contempo, una discesa agli inferi ed un viaggio nelle vene di una civiltà in disfacimento.

Il Castello è, dunque, il luogo simbolo dell’anima europea. Un valore, questo, da non dimenticare quando, con la superficiale curiosità del turista, visitiamo un castello, magari uno dei tanti , splendidi, eretti a corona intorno alle nostre Alpi.

E allora, forse, potremmo immaginare clangore di spade, suoni di liuti. E vedere aggirarsi per le stanze una Dama Bianca. O seduti sul prato antistante contemplare le stelle, vedendo danzare in un raggio di luna la Signora di Shallot con i lunghi capelli rossi mossi dal vento.

E allora, ancorché inconsapevolmente, per un attimo ci ricongiungeremo con le nostre radici.


Le opinioni dei lettori

Rispondi

La tua email non sarà pubblicata. * Campi obbligatori



Maina

ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST