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Dante razzista, Dante omofobo, Dante islamofobo…..un cumulo di sciocchezze, come già sottolineato da Augusto Grandi, buttate lì di una Signora Nessuno che ha l’unico, dubbio, merito di far parte di un’organizzazione foraggiata dall’ONU.

Sciocchezze che non meriterebbero risposta alcuna, se non fosse che, la madre dei cretini essendo spesso incinta, queste rischiano di trovare ampia eco non solo sulla stampa, ma anche, e forse è soprattutto, nella scuola, dove ad insegnare purtroppo ormai sono molti che l’Alighieri l’hanno letto ben poco. E compreso ancora meno. Perciò spendiamo due parole di precisazione, con la pignoleria necessaria da vecchio professore di liceo. Punto per punto.

Dunque, vediamo. Dante razzista. Stupidaggine colossale perché il concetto stesso di razzismo e razza all’epoca di Dante resta completamente estraneo. Semmai, forte, era quello di stirpe, di identità e appartenenza di sangue e di famiglia. Il Poeta non aveva pregiudizi razziali, perché non conosceva le razze; poteva avercela su coi Pisani, da buon fiorentino, ed inveire contro i genovesi, e magari chiamare i tedeschi “lurchi”….ma questo per conflitti tra città, antipatie, rivalità e campanilismi. E per un certo senso di disprezzo per gli uomini dell’epoca sua, visto che il Nostro neppure con i suoi concittadini era tanto tenero.

Dante omofobo. Certo gli omosessuali li mette nell’Inferno, i famosi Sodomiti, divisi in schiere condannate a correre sotto la pioggia di fuoco sul sabbione rovente. Violenti non pentiti contro natura. Ma che doveva fare? La morale cristiana condannava severamente i comportamenti sessuali “disordinati”, sia quelli “omo” che quelli “etero”. Ovvero tutti quelli non volti alla procreazione. E infatti vi è il sospetto che non tutti i cosiddetti Sodomiti che Dante incontra tra i canti XV e XVII, siano omosessuali, o gay che dir si voglia.

Certo lo sono Rusticucci e il Tegghiaio, cosa ben nota anche da altre fonti, ma sul personaggio più importante, il suo maestro, Brunetto Latini, restano molti dubbi, visto che, poi, Dante dimostra una devozione priva di disgusto alcuno. Così che molti commentatori pensano, secondo me a ragione, che il Latini avesse i suoi vizi, ma omosessuale non fosse. Discorso lungo, che richiederebbe ben altro tempo e spazio. Per altro, nel Purgatorio, gli omosessuali pentiti li ritroviamo nella VII Cornice, allo stesso livello dei lussuriosi eterosessuali pentiti. Senza distinzione alcuna di pena. Nessuna omofobia, dunque, al massimo una certa….incomprensione. Perché a Dante piacevano le donne. E molto, come attesta il Boccaccio.

E veniamo all’Islamofobia. Maometto è tra i seminatori di discordia, canto XXVIII dell’Inferno, squartato da un diavolo con la spada dalla gola all’inguine. Seminatore di discordia, quindi “scismatico”. E proprio qui sta il punto. Perché Dante lo considera non un nemico o un alieno, bensì un fratello cristiano che ha sbagliato e che quindi ha seminato discordia. In linea con molti teologi dell’epoca sua e precedenti, guarda all’Islam come ad uno scisma della Cristianita’, non come a un nemico alieno. Quindi i musulmani altri non sono, per Dante, che cristiani separati, deviati dalla retta dottrina.

Appartengono alla nostra stessa tradizione culturale, non sono estranei. Certo, non battezzati, non possono accedere al Paradiso. Tuttavia Dante ne mette ben tre nel Limbo, tra i grandi sapienti ed eroi che non ricevettero battesimo: i filosofi Avicenna ed Averroe’, e addirittura il Califfo di Damasco, Saladino, che riconquistò Gerusalemme strappandolo ai Cristiani. E questi stanno insieme a Platone ed Aristotele, ad Enea e Cesare.

Altro che islamofobia, quindi. Come hanno sempre ben compreso i musulmani che hanno tradotto la Commedia nelle loro lingue, tra cui il grande poeta Mohammed Iqbal, il padre spirituale della cultura pakistana, che Dante tradusse in Urdu. Ma lui, la Commedia, l’aveva letta e, soprattutto, compresa. Non come certe zelanti pasionarie del più ottuso politically correct.


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