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Possiamo dire di aver visto gli eredi del Msi applaudire la nascita del Pci.

Scherza Vittorio Sgarbi – invitato a Torino da Roberto Rosso, candidato alle elezioni regionali piemontesi nelle liste di Fratelli d’Italia – dopo aver lanciato la proposta di creare il Partito della Cultura Italiana, Pci appunto. Ma al di là del nome, ciò che conta è la proposta di portare ai livelli della Francia la quota del Pil destinata agli investimenti per la cultura, “ora siamo a un decimo”, assicura.

Una scelta coraggiosa, quella di Rosso, di invitare il critico d’arte ferrarese per sostenere la campagna elettorale sul fronte della cultura. Coraggiosa perché magari i treni torneranno ad arrivare puntuali, ma Sgarbi la puntualità non sa cosa sia. Il pubblico, comunque, aspetta tranquillo e non viene deluso. E non soltanto perché il critico rivendica la simpatia materna per il Duce, ma perché indica chiaramente il percorso che deve affrontare il centro destra a trazione leghista, con Berlusconi che ormai raccoglie solo un voto commemorativo e con Giorgia Meloni che “rende possibile una nuova destra”.

Ovviamente Sgarbi non rinuncia alla provocazione. E attacca pesantemente Cesa, Fitto, Lupi, ossia i politici che proprio Meloni ha imbarcato in Fdi.

È colpa loro se il centrodestra non è al governo”.

Ed il critico sa benissimo che Rosso era alleato di Fitto. Non mancano i consueti attacchi alla magistratura ad orologeria, responsabile del disastro italiano, agli antifascisti che censurano i libri, ai pentastellati incapaci, a Chiamparino che su un antifascismo ridicolo ha costruito la sua carriera.

Però poi Sgarbi torna al tema culturale. Rosso aveva ricordato che i saperi sono fondamentali per lo sviluppo, che la cultura crea lavoro e ricchezza. E Sgarbi insiste, spiega che investire in cultura non solo fa crescere il Pil ma fa crescere anche le capacità critiche ed intellettuali dei cittadini. Ed allora il sovranismo non deve limitarsi solo alle rivendicazioni “di pancia”, ma deve rivendicare il primato culturale dell’Italia. Le bellezze sono ovunque, in Italia, ma la promozione è pessima ed anche su questo occorreranno interventi radicali.

Avevo proposto a Meloni di cambiare il nome del suo partito in Rinascimento d’Italia. Per ora ha preferito conservare la denominazione attuale. Per ora, poi si vedrà.

Perché Sgarbi è convinto che presto si potrà tornare alle urne, soprattutto se dal Piemonte e dal voto europeo arriveranno segnali positivi per Lega e Fdi.


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