fbpx


Una serata eccezionale a Torino, per Elisa. Domenica è stato l’ultimo appuntamento di un blocco di concerti da tutto esaurito in città, concentrati a inizio 2019 per soddisfare la gran richiesta dei fans, numerosissimi e insolitamente calorosi.

Un evento durato oltre due ore, con qualche comprensibile pausa, iniziato con una chicca: un siparietto di tre canzoni in inglese accompagnate dalla chitarra acustica suonata dalla stessa artista friulana, che aveva iniziato la carriera proprio con pezzi divenuti hit cantati nella lingua d’Albione. Un omaggio a sé stessa, quindi, e a Joan Baez, a cui Elisa confessa di essersi ispirata sin da piccola e che ritorna durante lo show, con una canzone dedicata all’amore in pure stile hippie.

Ma il concerto offre tante altre gradite sorprese. Il palco è sempre illuminato da fasci di luci colorate e abilmente orientate sui membri della band, con immagini a tema proiettate sul muro alle spalle del palco che riprendono l’argomento delle canzoni o che presentano scenografie molto suggestive. Siamo all’Auditorium Agnelli al Lingotto, solitamente usato per concerti di musica da camera, e così Elisa presenta un quartetto di archi che sostiene i suoi pezzi con maestria e grande abilità. Sul palco è presente anche un trio di coriste di cui però non riusciamo ad apprezzare il valore perché vengono regolarmente coperte dalle voci del pubblico che, invitato da Elisa, canta senza sosta i ritornelli più belli e famosi.

Il gioco fra la cantante pop e il pubblico sabaudo si fa sempre più divertente, si incendia a comando e il crescendo di applausi a scena aperta e cori trasforma il concerto in un evento “magico”, come afferma la stessa Elisa. Che si sente così a suo agio in questa situazioni da sedersi sul palco per cantare Fragile, oppure agita con gran forza le braccia per trasmettere al pubblico la sua eccitazione, ricambiata da un parterre in delirio. Ed è proprio lì che si celebra il momento più emozionante della serata, quando due fanciulle che non riescono a trattenersi sulle sedie si spostano a bordo palco per vedere Elisa da vicino: lei le saluta e le accoglie, cosicché in un battibaleno altre decine di fans lasciano le poltrone e si avvicinano al palco, formando una folla composta ma vivace che continua a trasmettere energia al palco e a tutta la sala.

È la scossa che spinge Elisa e la sua band a dare il massimo, nel suonare le canzoni più famose e storiche quali Heaven, Luci della mia terra (con cui la cantante vinse il Festival nel 2001), L’anima vola, Stay, It never began for us, e tante altre fino a quel A modo tuo.. che conclude la parte canonica del concerto. Lei si esibisce alternando al bongo, alla chitarra acustica e al pianoforte o ballando come una foglia al vento (o volando come un’anima leggiadra…). Gioca molto col suo pubblico, con cui ormai ha stretto un’intesa molto affiatata, recita, suda, salta, si commuove. È un tripudio di emozioni, sonorità, luci, colori e temi. Come quello che richiama l’ambientalismo in stile anni ’60, con la citazione di un capo indiano sioux proiettata sullo schermo. Sperimenta nuove sonorità, improvvisa cori e giochi di luci, passa con facilità dal pop al rock, al blues, al soul.

Uno spettacolo eccezionale, che si conclude con il ringraziamento sentito dell’artista e una standing ovation della sala gremita e applausi infiniti. Come avviene alla fine di un riuscito concerto di musica classica. Il pubblico torinese ha gradito. Età media sui 28 anni, prevalentemente femminile, disciplinato, un po’ timido (riservato diremmo noi) all’inizio, esplode nella seconda parte, persino esaltato nel finale, canta, applaude, segue la sua beniamina con passione nei suoi virtuosismi e infine ringrazia, nel classico stile sabaudo.

Come note a margine, da segnalare la perfezione acustica della sala, il clima interno ottimale, il servizio d’ordine eccellente, la serietà dell’organizzazione.


Reader's opinions

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *




ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST