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Uno studio della Royal Society Open Science ci rivela che la gente non esplicita quasi mai la propria gratitudine: in media 1 volta su 20.
A fronte di un gesto cortese, il 13,5% sono le volte che gli italiani ringraziano.

Gli inglesi di più, il 14, 5%, i russi di meno il 3,1%, fino ai ghanesi di lingua Siwi solo lo 0,8%.
La gratitudine è un sentimento allegro, persino se il ringraziamento si deve a qualcosa che si è ricevuto in un momento triste. In ogni caso, ringraziare ci rimanda ad un fatto gradevole che ci riempie di soddisfazione.

Di fatto, la parola “gratitudine” viene da “grazia” e una cosa “grata” viene definita come qualcosa che ci causa benessere o compiacimento. Vivere grati vuol dire vivere molto vicino alla felicità. Più che una virtù, o un valore, è un atteggiamento nei confronti della vita. Si può ringraziare solo se si è umili e se si comprende che nessuno ci deve niente né ha l’obbligo di compiacerci. Quando capiamo ciò, facciamo un grande passo in avanti.

Secondo gli autori, che hanno registrato in segreto oltre mille conversazioni informali tra 8 popolazioni di lingue diverse, il non ringraziare non è di per sé un fatto negativo: “Vuol dire che non ne abbiamo bisogno perché cooperiamo istintivamente”, dice Nick Enfield, docente di linguistica all’Università di Sydney.

Resto dell’idea che si possa cooperare istintivamente e ringraziare altrettanto istintivamente.


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