L'INFERNO NAPOLETANO

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L'INFERNO NAPOLETANO

Ognuno di noi, guardando il tg della sera, o leggendo un quotidiano, ha avuto la malaugurata possibilità di vedere ciò che sta accedendo in questi giorni nel territorio campano dal 10 di luglio.

Il Vesuvio brucia.

Le immagini del vulcano in preda alle fiamme, e circondato da un muro di fumo, fanno ricordare, a primo impatto, l’inferno dantesco.

Tutto questo non per autocombustione.

Sono stati trovati  diversi inneschi (se ne ipotizzano otto), smentendo invece l’ipotesi che fossero stati utilizzati degli animali bruciati vivi per dare inzio a questo rogo senza fine.

I danni sono drammatici: circa 50 ettari di boschi bruciati, danni alla sede del parco nazionale,  la riserva naturale nel cratere degli astroni, tre diversi incendi nei territori di ottaviano, ercolano e  torre del greco, quest’ultimo dove la situazione e’ piu’ critica. molti edifici ed abitazioni sono stati evacuati. mobilitato anche l’esercito. 

Le condizioni meteo poi, non aiutano le oltre 600 persone impiegate a spegnere gli incendi. il bollettino dei primissimi giorni confermano che continueranno caldo e siccità.

Il fumo proveniente dal Vesuvio ha raggiunto i cieli del Molise e dell’Abruzzo. 

Ma quali possono essere le motivazioni, o meglio ancora gli interessi, che hanno portato l’uomo ad appiccare questi incendi? 

Nella domanda qui sopra, in piccola parte vi è già una risposta: interessi. tutti riconducibili alla criminalità organizzata, che non ha colpito solo la Campania, ma anche la Sicilia. 

Diverse le ipotesi, che prova a spiegarci Roberto Saviano: smaltire i rifiuti tossici presenti nelle varie discariche abusive o crearne di nuove, un business molto redditizio per la malavita.

Altra ipotesi sarebbe quella di bloccare le concessioni edilizie. i terreni che potrebbero essere destinati a edilizia, se arsi, restano bloccati per 15 anni. Quindi o paghi le organizzazioni criminali per le aree edificabili oppure arrivano le fiamme a bloccare le concessioni.

Ma un’altra causa che ha ingigantito ancora di più questo disastro ambientale è sicuramente una cattiva gestione. Basti solo pensare che gli aghi di pino non ripuliti, in caso di incendio, possono trasformarsi in migliaia di fiammiferi.

Al momento vi sono stati due arresti, un coltivatore fermato dai carabinieri mentre appiccava un incendio a Solopaca, e un altro a Varcaturo.

Per ora si invita la gente a tenere chiuse le finestre, e a bere acqua solo dai pozzi rurali.

Ora, non ci resta che combattere questa guerra e infine quantificare i danni. 

Ma che amarezza.

Diversi gli appelli di alcune celebrità partenopee: dal videomessaggio di Savatore Esposito, star di “Gomorra”, al post su Facebook di Joseph Capriati, uno tra i dj italiani più famosi al mondo nel panorama della musica techno.

Nel mentre, la terra continua a bruciare.

 

Corinna Carmignato

 

 

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